Home » Attualità » Come nelle favole

Come nelle favole

      

 

 

DI TONGUESSY

comedonchisciotte.org

Ne ho conosciuti diversi. Tutta la settimana a servire i clienti come cassieri di banca, come agenti assicurativi oppure qualsiasi altra attività del terziario dove l’aspetto assume un valore assoluto. Un lavoro non esattamente entusiasmante, giacca e cravatta dalle 9 alle 5 dal lunedì al venerdì. Poi il fine settimana avviene la trasformazione: il tatuaggio ben nascosto dal colletto inamidato della camicia spunta tra la canotta e il giubbetto di pelle e i capelli sempre ben rasati vengono avvolti da una vistosa bandana, le scarpe di vitello lasciano il posto a stivaletti in cuoio mentre dei jeans sdruciti sostituiscono i pantaloni con la riga ben stirata. La moto (una Harley, generalmente) aspetta paziente in garage. Tutto ciò potrebbe sembrare una serie di stranezze vagamente schizofreniche. Purtroppo non c’è nulla di strano in tutto ciò, niente che possa additare il cosciente bancario come affetto da turbe psichiche. In una società psichiatrica ogni stranezza è ben tollerata, basta che non impatti negativamente sui rendimenti previsti: in fin dei conti i diritti umani sono tutti qui. Ci si adagia seguendo i precetti fino al limite previsto, poi tana liberi tutti. Il vero problema, semmai, è che spesso gli attori non si rendono conto di essere in una recita, e si immedesimano così in profondità che l’ambivalenza non viene più percepita come una deriva per quanto riguarda la gestione del proprio essere diviso tra due modalità contrapposte, ma come un’assoluta normalità. Si può essere cioè trasgressivi ed ossequiosi allo stesso tempo, senza incorrere in un minimo di crisi di coscienza. Ossequiosi al limite della piaggeria da lunedì a venerdì, e trasgressivi al limite dell’insolenza da venerdì a lunedì. Ovviamente i paletti temporali possono variare, la modalità no. Ad esempio si può si può cantare “voglio una vita spericolata, una vita maleducata che se ne frega di tutto” negli anni ‘80 e in seguito volere “crescere bambini e avere dei vicini”, come se la “vita spericolata come Steve McQueen” un trentennio dopo non potesse che significare stare “seduti sul divano a parlar del più e del meno”. In effetti anche il divano,  trent’anni dopo essere stato acquistato, non può che comportare rischi simili alle varie acrobazie motoristiche in cui McQueen amava esibirsi. Tutto spianato, tutto omologato: rischio uguale a divano e vita maleducata che se ne frega di tutto uguale crescere bambini ed avere dei vicini.

E’ diventato tutto così maledettamente normale e prevedibile che oggi non è neanche più necessario nascondere tatuaggi e piercing sotto precisi vestiti regimental. I diritti umani hanno spazzato via gli ultimi rimasugli di reticenze estetiche, lasciando però le condizioni economiche saldamente nelle mani delle elites. In realtà si è trattato di uno scambio “alla pari”: siete liberi di tatuarvi come meglio credete basta che non opponiate resistenza alle mostruose condizioni di lavoro a cui siete sottoposti.  Eccoli lì, i fan postmoderni della vita spericolata: cassieri o magazzinieri presso un qualsiasi hard discount con evidenti segni di spericolatezza estetica ma assolutamente al loro posto di lavoro anche la domenica, quando (almeno una volta) ci si attrezzava per una autentica giornata da leoni prima di ritornare nei ranghi.

Parafrasando Tomasi da Lampedusa: affinché tutto perda senso occorre che i significati vengano adeguatamente frullati. “Voglio trovare un senso a questa situazione, anche se questa situazione un senso non ce l’ha”. Proprio così. Sparite le ideologie forti, entrati prepotentemente nei tempi liquidi del pensiero debole, oggi più che mai è difficile dare un senso a questa situazione. O forse no? Forse siamo alle solite: è solo una questione di soldi e quindi di potere. Perché mai se “questa situazione un senso non ce l’ha” (ontologia dell’indeterminatezza) allora Vasco avrebbe sguinzagliato i propri (costosi) avvocati per far tacere i goliardi di Nonciclopedia, ovvero “quel brufoloso ragazzino quindicenne che ha scritto la pagina” di satira nei suoi confronti? Perchè “un uomo che ha vissuto l’esperienza della droga, l’esperienza del carcere, l’esperienza di stadi e folle che lo acclamavano, non poteva proprio sopportare l’idea di essere oggetto di satira su Nonciclopedia”? [1] Perché ciò che si afferma in puro spirito postmoderno che non ha senso improvvisamente acquista significati precisi e perseguibili in termini di legge? In realtà stiamo assistendo all’ennesima desacralizzazione del Logos. L’etica postmoderna prevede l’azzeramento dei significati ovvero l’indeterminatezza ontologica quindi semantica: né destra né sinistra, né vita spericolata né vita da commedia hollywoodiana ma un’accozzaglia alquanto kitsch di tratti appartenenti a qualsiasi ontologia capiti a tiro. Passare gli affettati e formaggi al lettore dalle 8 alle 20 (ma forti di una identità assoluta, esibendo l’ultimo tatuaggio sull’avambraccio) per poi dare credito alla propria “vita spericolata che se ne frega di tutto” dopo le 22 quando si va al bar per un paio di birre. Oppure si resta a casa “seduti sul divano a parlar del più e del meno”. Tanto non cambia nulla, l’appartenenza è puro pleonasmo. Le categorie sono obsolete: tutto e il contrario di tutto coincidono. Sparite le classi (e le lotte di classe) oggi ci si concentra sull’individuo. “La società non esiste, esistono gli individui”, chiosava M. Thatcher, punta di diamante del neoliberismo capace di coniugare saldamente dumping salariale e riduzione del welfare a condizioni individuali apparentemente anarchiche, formalmente libere dalle imposizioni morali ma anche estetiche tipiche delle ideologie. Schiavitù economica contrabbandata come libertà per i singoli, ma fino a un certo punto. Si mina alla base il concetto di uguaglianza (perché dovremmo essere uguali? L’individuo non deve essere uguale a nessun altro) per favorire l’individualismo thatcheriano, ed il narcisismo scaraventa nella spazzatura i significati delle Rivoluzioni.

Una vita come Steve McQueen sta quindi oggi a significare trascinare in tribunale brufolosi quindicenni (ma i diritti umani? Le libertà individuali?) oppure esibire piercing mentre si battono i codici dello yogurt alla cassa. La lapidazione della semantica è oggi particolarmente semplice, oltre che agevole.
Come nelle favole? Pensate forse che i fratelli Grimm (sono loro le favole più famose) avessero come argomento centrale divani, parlare del più e del meno e amabilmente relazionarsi con i vicini? Non è piuttosto che nella stesura originale la matrigna di Cenerentola avesse ordinato al cacciatore di portarle fegato e polmoni della figliastra per gustarseli con sale e pepe? Vogliamo magari dirottare su Andersen e la Piccola Fiammiferaia?

Come nella favole? Ma per carità……..

Tonguessy

Fonte: www.comedonchisciotte.org

 

16/09/2017