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È un leader adeguato al suo ruolo Grillo?

In cinque anni di legislatura la distanza fra il peso nazionale di M5s e quello locale non si è accorciata ma si è addirittura allargata
 

      

 

    Lucia Annunziata
    Direttore, Huffpost Italia

Laura Lezza via Getty Images

Il Movimento 5 Stelle sta facendo in queste ore quello che ogni organizzazione politica fa istintivamente: negare con tutte le sue forze qualsiasi debacle, o anche solo arretramento, della sua sigla alle amministrative di domenica. Sappiamo che è un processo doloroso ammettere i fallimenti, ma negarli serve solo a renderli più acuti e più ingarbugliati. E in effetti ingarbugliata è un buon aggettivo per descrivere la condizione odierna dei pentastellati. Una analisi che viene fatta circolare dai grillini in queste ore per dimostrare che non hanno perso nelle urne di domenica, risulta, involontariamente, utile per capire esattamente il contrario, cioè una delle ragioni della sconfitta. Curata da www.byoblu.com, l'analisi compara le amministrative del 2012 e quelle di adesso, dimostrando che nei primi 25 comuni in cui si è votato I 5 Stelle sono addirittura cresciuti – la tesi è che solo questa è l'unica valutazione giusta perchè le comparazioni si possono fare solo su elezioni identiche. Ma eliminare dalla misura, come si fa in questo caso, la strepitosa affermazione del 2013 che fece del M5S la seconda forza politica del Paese, il risultato delle Europee, nonché le amministrative che hanno portato i pentastellati alla guida di città come Roma e Torino, serve alla fine solo a sottolineare quanto scarso è rimasto il peso grillino sul territorio a fronte della accelerata crescita nazionale. Che in cinque anni di forte legislatura la distanza fra la grandezza del peso nazionale di M5s (oggi calcolato sopra il 30 per cento) e il suo peso locale non si sia accorciata ma si sia addirittura allargata, indica un punto di debolezza diventato a questo punto strutturale.

Problema non da poco: se questa è la radiografia della composizione del Movimento, la forza che si candida fra pochi mesi al governo rischia di essere un gigante dai piedi di argilla. Davvero la causa di questo gap fra locale e nazionale è da attribuire alle faide e alle divisioni interne?

L'idea di uno scontro fra pragmatici (modo per dire governisti) e ortodossi (modo per dire radicali), è facile da offrire e da alimentare. Ma è una modalità che rimanda a partiti strutturati, in cui l'impatto della discussione si diffonde con geometrie piramidali. Il M5S è un movimento il cui dibattito interno, che pure spesso si è appalesato in forme molto acute, rimane fluido, difficile da ingabbiare - insomma, per quanto suggestivo, è difficile vedere in Di Maio un Amendola e in Fico un Ingrao che scuotono l'albero dalla chioma alle radici.

La storia dei 5stelle nei vari territori d'Italia in questi ultimi anni appare piuttosto il terminale (fluido appunto) di molte visioni e interpretazioni, il frutto ritardato della occasionalità e diversità da cui è nato il Movimento, l'esplosione di una molteplicità di voci che finisce spesso in individualismi. È come se sui territori la ricchezza che M5S ha portato nella politica nazionale sia diventata sfaldamento: un gap tremendo di peso, rivelato anche dall'incredibile distanza fra i nove milioni di votanti che i pentastellati muovono e le poche migliaia di votanti che sul blog decidono la selezione dei candidati alle varie cariche. Più che la causa, gli scontri interni degli M5S vanno dunque visti come il punto di caduta di questa instabilità.

Che i due assi di sviluppo, quello nazionale e quello locale, non si siano armonizzati in cinque anni chiama invece in causa una forte mancanza di leadership. Di una mano sicura nel dipanare i problemi, di una mente chiara nell'indicare soluzioni e progetto. Un ruolo che certo non poteva essere assunto dalla prima fila dei nuovi dirigenti. Per leadership pensiamo ancora oggi a quella che ha assicurato Gianroberto Casaleggio.

Dopo di lui il M5S è rimasto effettivamente nelle mani del solo Beppe Grillo, su cui ora pesa in effetti la responsabilità maggiore delle scelte fatte e di quelle che i pentastellati dovranno fare. È un leader adeguato al suo ruolo Beppe Grillo?
ALTRO: Beppe Grillo Elezioni Comunali Politica

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13/06/2017