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Enorme scandalo a Piazza Navona. Regalata ai soliti noti per i prossimi 9 anni

      

 

 
L'incredibile amministrazione a 5 Stelle si supera ogni giorno. Ogni giorno pensi che si sia toccato il fondo del mal governo, delle collusioni, della tutela delle mafie e delle lobbies, della partigianeria pedissequa verso ogni forma di malaffare e invece ogni giorno scopri che il fondo non è arrivato e che c'è ancora enorme spazio per scavare nel fango, nella melma e soprattutto nello sterco.

Su Piazza Navona i grillini si sono superati. La Fiera della Befana, diventata un suq immondo, era stata dopo anni di degrado e lassismo interrotta da Ignazio Marino. Una delle mille riforme fatte o per lo meno tentate da una amministrazione con tutti i suoi difetti ma coraggiosa, sfrontata e tutt'altro che intenzionata a farsi scrivere la linea da quelle stesse camorre che hanno portato la città al punto in cui è.

Una volta arrivati al potere, i pentastellati hanno fatto tutto e il contrario di tutto pur di far ripartire la festa e farla ripartire con le stesse avvilenti modalità con cui si svolgeva in passato. Un impegno quotidiano che in particolare il consigliere Andrea Coia si è preso personalmente. Stiamo parlando dello stesso consigliere che ha portato a casa il raccapricciante Regolamento sugli ambulanti, lo stesso consigliere che sta cercando di chiudere agli esterni i bar dei musei e dei teatri, lo stesso consigliere che sta affossando la riforma dei cartelloni pubblicitari. Un personaggio semplicemente allucinante che solo in un contesto di altissima faccia tosta, spudoratezza e sfacciataggine potrebbe sopravvivere politicamente e che infatti a Roma fa il bello e il cattivo tempo configurandosi come una sorta di anti-sindaco che da mesi fa approvare e promuove iniziative che a parole (e solo a parole) tutti gli altri grillini aborrono. D'altro canto in Italia siamo sempre in campagna elettorale e i voti in massa dei bancarellari, dei cartellonari, degli ambulanti così come dei dipendenti comunali, dei tassinari e via declinando servono sempre. Come stiamo imparando a capire e come decine di migliaia di persone a Roma hanno perfettamente intuito, la vecchia politica era pessima, mentre la nuova politica fascio-grillina è perfino un po' peggiore della vecchia. Questo episodio ne è una clamorosa conferma.

Per sistemare in maniera autenticamente innovativa Piazza Navona i grillini avevano mille alternative possibili. Potevano togliere la denominazione di "fiera" alla manifestazione, così avrebbero potuto parteciparvi tutti i soggetti, non solo gli ambulanti. Non lo hanno voluto fare. Potevano azzerare il livello di anzianità premiante aprendo alla concorrenza, non lo hanno fatto. Potevano strutturare un disciplinare serio di qualità per far entrare solo operatori di eccellenza (dimostrare storia aziendale, storico dei fornitori, rassegna stampa, punteggi nelle guide. Esattamente come avevamo indicato qui), hanno deciso anche qui di non farlo umiliando chi a Roma produce ogni giorno alimenti di alto livello. Potevano mettere "all'asta" i posteggi della piazza massimizzando gli introiti e trasformando la manifestazione in un'occasione di incasso significativo per una amministrazione sempre alla ricerca di denaro, ma molto meglio aumentare le tasse al popolo che far pagare gli ambulanti.

Il bando, tra l'altro uscito in grave ritardo e presentato e pubblicato ieri con enormi dubbi di legittimità, è davvero scandaloso. Qui trovate tutto quanto e potete farvi un'idea da soli. La cosa ancora più scandalosa è il tentativo peloso e meschino da parte dell'amministrazione (è quello che vi racconteranno) di imbastire demagogia simulando un cambio di direzione che non avrà alcun impatto e che tra un mese - vedrete! - provocherà una assegnazione dei banchi ai soliti noti, anche perché nessun operatore serio sarà incentivato a partecipare. Con questo bando l'amministrazione di Virginia Raggi si prende la responsabilità di regalare (a livello economico si tratta proprio di un regalo) Piazza Navona per 9 anni esattamente ai soliti soggetti che l'hanno trasformata in un posto sgradevole infangando l'immagine della città. Neppure nei tempi peggiori di Alemanno si sarebbe potuti arrivare ad un esito simile.

Il bando assegna solo 20 punti su 100 al concetto di anzianità. Ad un'analisi superficiale sembra una buona notizia, trasparente e meritocratica. Quindi, vi diranno col solito tono da cinegiornale, abbiamo aumentato la concorrenza per una festa più plurale e aperta. Neanche per sogno. In realtà l'anzianità la puoi far valere anche solo 1, ma se il restante 99 è facilmente raggiungibile da tutti sarà quell'1 ad essere decisivo e a determinare la graduatoria finale. Vale per questo come per ogni concorso.

E così è stato: per la qualità si assegnano 60 punti (immagine sopra), ma tutti possono auto dichiarare di averli raggiunti nella richiesta. Per ottenere 25 punti, ad esempio, basta dire di avere molti "prodotti tipici natalizi", una dicitura che non vuol dire niente, che non certifica qualità, così generica  che tutti possono tranquillamente autocertificare di avere l'81% di "prodotti natalizi" e addio filtro sulla qualità. Ma poi prodotti tipici natalizi di dove? Italiani? Laziali? Del Guatemala? Della Tunisia? E chi controlla? In base a quale criterio? E come si fa a smentire chi ti dice che la "porchetta" è un prodotto tipico natalizio di vattelappesca dove?
Ma la cosa atroce è che questo punteggio raddoppia se si dimostra (anche qui non si sa chi controlla, non si sa dimostra come visto che non si richiedono fatture o nomi di fornitori) di avere sul banco prodotti certificati con marchio CE. Ora qualsiasi persona al mondo che non faccia di nome Andrea e di cognome Coia sa perfettamente che non esiste prodotto artigianale di qualità che abbia questo marchio: i produttori di eccellenza, mettiamo, di panettoni a tutto pensano fuorché a prendere una certificazione non obbligatoria, che richiede scartoffie assurde e che serve a certificare burocraticamente una qualità che invece è riconosciuta sul campo. Insomma il panettone di Bonci non ha alcuna certificazione CE Dop, Doc o Igp, mentre il panettone Bauli o Motta sì, così come tutti i prodotti confezionati industriali che già oggi si vendono sulle bancarelle alimentari monopolizzate dalle stesse famiglie che si riprenderanno Piazza Navona. Tra l'altro il regolamento menzionato si occupa anche delle denominazione di origine, ma le denominazioni come tali non certificano la qualità (infatti molti produttori di eccellenza, per scelta, ne stanno fuori). Ad esempio, restando ai dolciumi natalizi, il Panforte di Siena è una IGP, ma all'interno della IGP del Panforte senese ci sono aziende che fanno un ottimo panforte, aziende che fanno un medio panforte e aziende che fanno uno scadente panforte. Dopodiché ci sono i grandi artigiani che fanno un eccellente panforte artigianale, magari a produzione limitata. E queste aziende neppure pensano lontanamente a certificare IGP la loro produzione.

Da questo esempio si comprende perfettamente come la pretesa di discriminare la qualità utilizzando il Regolamento CE 509 e 510 sia totalmente fuorviante e in marchiana mala fede: rifornirsi di prodotti certificati CE come Dop, Doc, Docg o Ipg è una sciocchezza che tutti possono fare, compresi perfino i pessimi commercianti romani, pescando comunque tra aziende mediocri e tra prodotti a bassissimo costo da rivendere a prezzo iper maggiorato con sommo scuorno dei consumatori e dei turisti. 

Questa norma praticamente obbliga gli operatori a portare sul loro banco prodotti industriali, probabilmente mediocri. Penalizzando chi volesse proporre dolci natalizi, biscotti e pasticceria secca prodotta artigianalmente, magari dal grande circuito dei forni e dei pasticceri della città che un figuro come Andrea Coia e un assessore come Adriano Meloni sarebbero pagati per tutelare e non per umiliare in questo modo in cambio di una manciata di voti garantiti alle prossime elezioni di Novembre a Ostia.

Un bando che più aumenta la qualità della proposta gastronomica più diminuisce il punteggio assegnato potrebbe essere già sufficiente a descrivere il livello inquietante di questa amministrazione, ma c'è anche dell'altro in questo bando folle che speriamo possa essere seriamente impugnato e annullato anche quest'anno come negli anni passati. Insomma purtroppo le assurdità non finiscono qui.

Oltre alla pochezza dei punteggi assegnati, anche qui in maniera sciatta, senza controlli, senza specificazione alcuna per i prodotti per celiaci (qui pericolosamente esposti in mezzo agli altri quando sarebbe opportuni fare dei banchi ad hoc) e per i prodotti bio, c'è la faccenda delle "zone colpite dai recenti eventi sismici". Queste zone non sono di certo note per la produzione di "prodotti tipici natalizi", tuttavia la forzatura del bando esiste lo stesso. A cosa serve? Alla demagogia squallida dei tanti Coia di questa amministrazione che così hanno un argomento utile per colpire le folle adoranti: "abbiamo anche messo punteggio per chi porta prodotti dalle zone terremotate". Peccato che il bando, anche qui impugnabile mille volte, non specifichi affatto di quale terremoto si parli. Terremoto recente in Italia è quello di Amatrice, ma anche quello ancor più recente di Ischia (e allora giù dolciumi campani senza che nessuno possa obiettare nulla) così come quello de L'Aquila e quello dell'Emilia. Non si specifica nulla, tanto non serve, tanto chi vince si sa già e costruire un bando dettagliato non ha alcun senso.

Fin qui abbiamo parlato del settore alimentare, ma gli altri banchi commerciali non sono da meno. Guardate qua sopra quali sono i requisiti per prendere punteggio riguardante gli addobbi natalizi: bisogna essere bravi artigiani, noti, conosciuti, riconosciuti, invitati ad altre rassegne e mostre di eccellenza? No! Basta che i prodotti siano realizzati con materiali naturali e via. 
E per la parte editoriale? Hai il massimo dei punti se stampi su "carta ecologica". Specifiche creative, artistiche innovative e altro? Zero! E fanculo alle tante nuove case editrici romane (alcune proprio focalizzate sui bambini) nate negli ultimi anni e che avrebbero potuto partecipare e competere se solo ci fossero stati dei requisiti, facilissimi da scrivere, atti a valorizzare una cosa che loro hanno e gli altri no: la qualità! Una cosa che però mette paura all'amministrazione, perché se si punta sulla qualità vincono i migliori che come tali non necessariamente ti sono fedeli a livello di consenso e di clientela politica. 

Ma vogliamo poi parlare dell'illuminazione? Invece di imporre un'illuminazione artistica consona alla Piazza, disegnata magari da un grande architetto e concordata con la soprintendenza, l'amministrazione considera l'illuminazione come elemento di valutazione del bando. Così ogni stand avrà le sue luci, con la propria temperatura, il proprio colore, la propria intensità. Una diversa dall'altra. La sciatteria più totale, la distanza più siderale da ogni mercatino di Natale presente in altre capitali europee. E a fronte di questo diffuso scempio la narrazione che i cittadini possono trovare sul sito del Comune è come al solito fuorviante e menzognera.

Naturalmente, chicca finale, in caso di parità (molto probabile visto che il bando pone una asticella rasoterra che tutti possono valicare), a vincere sarà l'anzianità. La stessa anzianità che vi racconteranno per giorni di aver attenuato. Ecco qua sopra la postilla. 

C'era una occasione enorme e irripetibile per allineare Roma al resto d'Italia e al resto d'Europa per quanto riguarda le feste natalizie, la qualità dell'accoglienza, il rilancio del vero artigianato e della produzione gastronomica di eccellenza. Si è deciso ancora una volta di tutelare le clientele, i peggiori portatori di voti, i peggiori operatori economici responsabili dello scempio e del declino economico e di immagine che Roma ha subito e sta subendo da decenni. Come la vecchia politica, peggio della vecchia politica: in un anno si stanno accumulando più danni alla città che in 30 anni di pessima gestione di destra e sinistra... 
Vale sempre la frase lapidaria che tuittò il giornalista de L'Espresso Lirio Abbate il giorno in cui Marino, l'unico ad opporsi alla diarrea amministrativa che vi abbiamo raccontato in questo articolo e che vi raccontiamo da anni, venne fatto dimettere: "mafia ride". E la mafia economica, criminale, palazzinara, cialtrona che si è mangiata Roma ride e gode ad ogni provvedimento firmato e approvato dal Movimento 5 Stelle da 14 mesi a questa parte. Ovviamente nel sostanziale silenzio della stampa e dell'opposizione. 

Ancora per i prossimi nove anni i romani per bene andranno a godersi qualità e eccellenza altrove: Torino, Bolzano, Milano, Innsbruck. Ma basta anche il mercatino di Natale di Frascati..
 
http://www.romafaschifo.com/2017/09/enorme-scandalo-piazza-navona-regalata.html
 
10/09/2017