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Equador.Nelle cliniche dove si «curano» omosessuali e lesbiche

Nelle cliniche dove si «curano» omosessuali e lesbiche      

 
Paola Paredes è una fotografa di Quito, che sotto copertura è entrata in una delle 200 strutture che in Ecuador «curano» gli omosessuali. Cliniche in realtà per curare alcolisti e tossicodipendenti. Quello che ha visto, e le testimonianze di chi c'è stato, sono diventate un progetto fotografico. Che racconta e denuncia gli abusi, le violenze
di Annalisa Grandi
 
Paola Paredes è una fotografa dell’Ecuador, di Quito. Ma gli scatti a cui dedica la sua vita sono quelli che in parte raccontano la sua esperienza. Quella di una donna lesbica nel suo Paese. «Until You Change» è il progetto fotografico realizzato in alcune delle circa 200 strutture che «curano» omosessuali, lesbiche e transgender. Strutture in realtà create per curare alcolisti e tossicodipendenti, ma dove in realtà vengono, con una retta mensile tra i 500 e i 900 euro «curati» anche gli omosessuali. Lei è entrata in una di queste, un microfono nascosto nel reggiseno. Quello che ha visto l’ha raccontato in un progetto fotografico. Gli abusi, le violenze, persino gli «stupri correttivi». Le sue foto sono diventate parte di una raccolta fondi per sensibilizzare sui diritti della comunità LGBT in Ecuador.
 
(foto www.paolaparedes.com)
     
La sveglia
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La sveglia

Alle 6 del mattino le donne devono mettersi in fila, per entrare in bagno. Se non sono pronte, se si ribellano agli ordini, vengono punite. Ognuna può restare sola per un massimo di sette minuti, per la doccia. I bagni devono essere puliti e lucidati anche usando uno spazzolino da denti. Nessun capello deve rimanere per terra. Se una di loro disubbidisce, i guardiani le infilano la mano nel wc e la tengono lì finché non è tutto pulito.
 
(www.paolaparedes.com)
     
Le giornate
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Le giornate

Le giornate prevedono l'ascolto di musica religiosa e terapie per il «disordine» di cui queste donne soffrono. Ovvero essere lesbiche. Molte di loro raccontano di aver subito violenze sessuali da parte delle guardie, come «parte del programma di rieducazione». I terapisti, quasi tutti uomini, impongono loro di indossare gonne corte, truccarsi e camminare con le scarpe con i tacchi alti come «vere donne».
 
(www.paolaparedes.com)
     
Il silenzio
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Il silenzio

Le internate non possono parlare fra di loro. Se vengono scoperte a farlo, vengono portate in una stanza, con musica religiosa, obbligate a stare in ginocchio, braccia aperte, e tenere in mano alcuni libri, stando immobili.
 
(www.paolaparedes.com)
02/06/2017