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Eterologa, mani estere sul mercato italiano

 
 
 
 
Viviana Daloiso
 
Sarà anche «libera e gratuita» sulla carta, ma le difficoltà oggettive delle strutture pubbliche italiane con la fecondazione eterologa – in particolare per la mancanza di donne disposte a donare i propri ovociti e di fondi per acquistarli all’estero – continuano a favorire i centri privati. Su tutti quelli stranieri, che nell’ultimo anno sono entrati di forza nel business della provetta nostrana a suon di investimenti milionari in strutture, consulenze scientifiche, pubblicità.



La Spagna è capofila, forte di una preferenza accordata storicamente dalle coppie italiane ai suoi centri un po’ per vicinanza geografica e linguistica, un po’ per le cifre abbordabili dei trattamenti (ma non stracciate come quelle dei meno accreditati Paesi dell’Est). Non a caso una clinica robusta come l’Instituo valenciano de infertilidad (Ivi) – sede principale a Barcellona, oltre venti ambulatori disseminati in tutta la penisola iberica – dal 2004 a oggi vanta ben 11.137 pazienti italiani. Parola di Daniela Galliano, direttrice della filiale nostrana, un primo "spot" inaugurato la scorsa estate nel quartiere Parioli di Roma. Da qui pochi giorni fa ha snocciolato i numeri di un largo successo.


Al centro Ivi della Capitale sono stati oltre mille (1.048 per la precisione) i pazienti che hanno solcato l’ingresso in appena otto mesi. E «se poco più di un quarto (264, pari al 25%) arriva da Roma, il resto copre l’intero stivale, da Milano (56, ovvero il 5%) a Firenze (46, ovvero il 4,4%) a Taranto (23, pari al 2,1%)». Il target? Altrettanto prevedibile: «La maggior parte – riferisce la clinica – ha tra i 40 e i 44 anni (473), seguono le 35-39enni (236) e le ultra-45enni (216)». Riguardo i trattamenti il più richiesto – manco a dirlo – è proprio l’ovodonazione per la fecondazione eterologa: servizio che come gli altri, «dopo tutte le fasi di screening e analisi, viene effettuato nei centri spagnoli dell’Ivi». In Spagna infatti gli ovociti non mancano visto che per le donatrici è previsto un "rimborso spese compensativo" (per le assenze dal lavoro e le spese sostenute, sostengono i centri) che in molti casi si aggira intorno ai mille euro.



Struttura-sportello in Italia, trattamenti fuori: la formula premia: le coppie, in primis, visto che le liste d’attesa in questo modo vengono praticamente azzerate (nel centro pubblico più impegnato su questo fronte, il Careggi di Firenze, per tentare l’eterologa si deve aspettare un anno e 5 mesi); ma soprattutto le cliniche, che in questo modo incrementano il parco-clienti senza incappare in problematiche e lungaggini italiane. D’altra parte i centri, se autorizzati, possono senza problemi trasportare embrioni e gameti da un Paese all’altro e, anche se la cosa preoccupa molte coppie sui numerosi forum online che documentano l’affidabilità delle strutture spagnole, trionfa ovviamente il partito dei fan: costerà, certo, forse ci saranno opacità, ma tempi e procedure almeno sono snelle e soprattutto non c’è il rischio di sentirsi dire di no.



Anche la Eugin, altro colosso iberico che ha inaugurato una accattivante sede a Modena, promette di esaudire davvero ogni sogno: compreso quello di diventare mamma da sola, o con una partner femminile. Come? Effettuando i trattamenti a Barcellona, dove la legge spagnola li consente, ma con l’optional non trascurabile di un team italiano. E di un primo colloquio in Italia, di visite di controllo in Italia, insomma di un’assistenza quotidiana a un passo da casa anche per ciò che a casa non è consentito. Il sito della clinica da questo punto di vista è sbalorditivo, con un simulatore immediato che in meno di un minuto permette una diagnosi medica dettagliata e un preventivo preciso: per esempio, se si chiede di diventare madre da single, a 50 anni, viene prospettata «una fecondazione in vitro con ovuli da donatrice e sperma da donatore» a Barcellona e «una probabilità di gravidanza accertata e certificata che arriva al 94%» (percentuale unica al mondo, se confermata, visto che l’eterologa si attesta mediamente intorno al 55%-60% secondo gli esperti, 65% per i più ottimisti) e un costo «definitivo, senza sorprese» di 7.690 euro (esente da Iva, si specifica, e dai costi degli esami preliminari, ma compreso della «medicazione della donatrice», pari a 1.500 euro). Da definire il viaggio in Spagna: in due tranche oppure in una sola.



Il mercato italiano dell’eterologa è fiorente non solo al dettaglio, cioè per quanto riguarda le coppie, ma anche all’ingrosso: ospedali pubblici e spesso anche cliniche private sono a caccia di gameti. Tutta spagnola è per esempio anche la Ovobank, una banca di ovociti «creata – recita il sito – per lavorare con le cliniche di riproduzione assistita aiutandole nella ricerca di gameti da donatori». Fondata nel 2012 (e fornitrice di oltre 45 centri tra Spagna, Portogallo, Sud America e Canada) anche questa società dal 2014 ha aperto la filiale italiana, a Pavia, ed è già stata scelta da 25 centri come partner per procurare gameti: tra essi spicca di nuovo l’Ospedale Careggi.



Più restii a mettere radici da noi – per ora – gli imprenditori della provetta dei pur agguerriti Paesi scandinavi e di quelli dell’Est, questi ultimi concentrati sulle maternità surrogate affidandosi alla consulenza di avvocati italiani: è il caso dello studio legale Menzione-Lollini, con sede a Pisa e Roma, che viene indicato nel sito della Biotexcom (tra le cliniche leader in Ucraina) come il luogo dove trovare «maggiori informazioni e consulenza» in materia di utero in affitto. O del Centro studi italo-ucraino di Kiev, una sede a Milano, dove le coppie possono rivolgersi per indicazioni e consigli su come affrontare il viaggio oltreconfine.



Intanto, da oggi nei cinema del circuito Uci-Cinemas viene programmato uno spot di 90 sulla fecondazione artificiale a cura della Società italiana di fertilità e sterilità e medicina della riproduzione.
 
 
01/05/2016