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Glifosato. Tutte le donne incinte analizzate contengono l’erbicida cancerogeno

      

E’ inutile parlare di cura per autismo, cancro, malformazioni e malattie autoimmuni se non si comincia invece a parlare di vera prevenzione. Tutte le tossine a cui siamo giornalmente esposti sono reali, hanno un effetto biologico e non vengono espulse facilmente dagli organi emuntori depositandosi nei tessuti (ghiandole, organi, cervello) dove svolgono la loro azione nociva.

Un’analisi condotta proprio di recente in Italia ha dimostrato che il glifosato, il famoso erbicida molto discusso per la sua azione cancerogena e per il fatto che si ancora usato massivamente, minaccia tutti e non solo chi vive vicino ai campi agricoli. 14 donne incinte su 14 analizzate, ovvero tutte, sono risultate positive a questa sostanza tossica.

Quattordici donne in stato di gravidanza residenti a Roma, quindi lontano dai campi agricoli, hanno deciso volontariamente di partecipare all’iniziativa , lanciata dalla rivista Il Salvagente in collaborazione con l’associazione A Sud, con l’obiettivo di valutare la presenza di glifosato.

Le tracce di glifosato sono state riscontrate in tutte le future mamme con valori che vanno da 0,43 nanogrammi per millilitro di urina fino a 3,48 nanogrammi. I valori non possono essere interpretati dato che non esistono studi che dimostrato una soglia di sicurezza.

 

Da notare che questo è il glifosato presente nelle urine, che è solo una parte di quello ingerito e non tiene conto di quanto invece possa essersi depositato nei tessuti e quindi non filtrato dai reni. Inoltre poiché è stato dimostrato che le tossine possono attraversare la placenta, è davvero pericoloso l’effetto che queste sostanze possano avere sul feto con la sua vulnerabilità.

Non è la prima volta che questo tipo di analisi viene condotto su donne incinte. Uno studio era stato condotto già nel 2014 negli Stati Uniti e aveva rilevato alte concentrazioni di glifosato nel latte materno e nelle urine, dimostrando per la prima volta che l’erbicida si accumula nel corpo umano. Infatti prima di allora, le multinazionali produttrici, avevano sempre assicurato che il glifosato non fosse bioaccumulabile

Come afferma lo stesso Salvagente, “il glifosato non dovrebbe mai essere presente nel nostro organismo, tanto meno in quello dei nascituri”. Almeno fino a che non venga accertato che sia innocuo, per la salute degli esseri umani e dell’ambiente come vuole il principio di precauzione, cioè la necessità di agire per salvaguardare l’ambiente e la salute anche quando non c’è ancora la certezza scientifica, ma le minacce sono evidenti.

 
 

I danni per la salute del glifosato

Il glifosato è stato commercializzato per la prima volta dalla multinazionale Monsanto col nome di Roundup, molto discussa anche per la diffusione delle colture OGM e per la pressione politica e scientifica che è in grado di fare nei vari governi e centri di ricerca.

Infatti sebbene l’Agenzia per la Ricerca sul Cancro (Iarc) aveva riscontrato una correlazione epidemiologica tra l’esposizione al glifosato e il linfoma di non-Hodgkin con “prove convincenti che possa causare il cancro negli animali da laboratorio”, di recente l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (Efsa) ha invece dichiarato che è “improbabile che il glifosato costituisca un pericolo di cancerogenicità per l’uomo”. Il rapporto dell’Efsa, però, è stato accusato di essere sostanzialmente basato su un precedente studio tedesco finanziato dalle aziende produttrici di diserbanti.

 

“Se non si cambia rotta nessuno può sentirsi al sicuro. Né può pensare che lo siano i propri figli, neppure se non hanno ancora visto la luce”, ha spiegato Riccardo Quintili, direttore del mensile il Salvagente, presentando in conferenza stampa il numero della rivista dedicato proprio al pesticida. “Tra le tante cose da cambiare c’è anche l’atteggiamento di chi dovrebbe istituzionalmente difendere i consumatori e invece spesso si macchia di conflitti d’interesse che ne ottenebrano il giudizio”, riferendosi proprio alla dubbia trasparenza del rapporto dell’Efsa avanzata anche dal settimanale tedesco Die Zeit.

Ad avvalorare questa tesi, si aggiunge la Dr.ssa Patrizia Gentilini, oncologa, che fa anche parte del comitato scientifico dell’ISDE (International Society of Doctors for the Environment), la società internazionale dei medici per l’ambiente: “Ci sono numerosi dati sperimentali condotti su cellule placentari ed embrionali umane che dimostrano come il glifosato induca necrosi e favorisca la morte cellulare programmata. Quindi si tratta di una sostanza genotossica oltre che cancerogena, come ha stabilito la Iarc, non dimenticando che l’erbicida agisce anche come interferente endocrino”.

Il glifosato è presente nel cibo, nella birra, cotone e nelle falde acquifere italiane

Il glifosato è stato trovato in pasta, pane e altri prodotti a base di farina, come già fatto notare da un’altra analisi del 2016 su 100 cibi della stessa rivista Il Salvagente. Inclusi alimenti derivati visto che l’85 per cento dei mangimi utilizzati negli allevamenti intensivi contengono mais, soia e colza geneticamente modificati e studiati per resistere al glifosato. Quindi anche latte, uova e carne possono contenere alte dosi di glifosato. Inoltre alti livelli di glifosato è stato trovato anche in molte birre famose in commercio.

Una analisi ha anche trovato il glifosato nei prodotti a base di cotone (il cotone è oggi quasi esclusivamente una coltivazione OGM e quindi con largo uso di glifosato) come assorbenti femminili, tamponi, garze, ecc.

Il glifosato è oggi usato nella preparazione di almeno 750 erbicidi destinati all’agricoltura, ma anche al giardinaggio e alla cura del verde pubblico. Il nostro Paese è il maggiore consumatore tra quelli dell’Europa occidentale di pesticidi per unità di superficie coltivata, con valori doppi rispetto a quelli della Francia e della Germania e il glifosato è stato trovato nel 47% delle falde acquifere italiane analizzate.

Firma la petizione contro il glifosato

Una nota positiva, però, c’è. Ovvero un’iniziativa dei cittadini europei (Ice) per chiedere alla Commissione europea di proporre un atto legislativo per vietare l’erbicida glifosato una volta per tutte dai terreni europei. Per far sì che questa vada a buon fine, c’è bisogno di un milione di cittadini (su 510 milioni totali) residenti in almeno 7 dei 28 paesi che fanno parte dell’Unione europea (Ue), entro la fine di giugno. A oggi siamo a quota 790mila firme e la soglia è stata raggiunta già in sette paesi. Tra questi non c’è ancora l’Italia che deve raccogliere almeno 54mila firme per raggiungere il quorum nazionale. Oggi siamo a 41mila.

FIRMA LA PETIZIONE CONTRO IL GLIFOSATO

 

 

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31/05/2017