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I 7 inganni della mente. Come riconoscerli e sconfiggerli

 

Per ogni sofferenza psicologica esiste una via d’uscita. Impara a riconoscere la tua e a sconfiggerla.

Prima di procedere all’esposizione dettagliata delle modalità con cui ognuno di noi si scava sotto i piedi la trappola in cui cade e dalla quale spesso non riesce ad uscire, è importante chiarire che nessuna di queste trappole è di per sé patologica. Infatti è la loro esasperazione, in risposta a determinate esperienze, e il loro ripresentarsi in modo ridondante come “tentata soluzione” a tali circostanze, a renderle patogene e responsabili dell’insorgere di una forma specifica di patologia. Ad esempio, pretendere di avere il controllo delle proprie reazioni è sicuramente uno scopo positivo, ma quando viene portato all’eccesso, sino a produrre l’effetto paradossale della perdita del controllo, si trasforma in disturbo fobico-ossessivo. Allo stesso modo, prestare attenzione al gradimento che gli altri hanno di noi è un modo per sviluppare competenze relazionali, ma quando questo atteggiamento diviene estremo e alimenta il dubbio di essere rifiutati, si trasforma in paranoia.

Pertanto, ciò che trasforma il nostro atteggiamento verso sè, gli altri e il mondo in una patologia psicologica consiste nel suo irrigidimento in un copione d’azione inevitabile. Alla base di questo meccanismo non c’è, come qualcuno vorrebbe dimostrare per rassicurarsi, una pregressa “morbosità” o incapacità di valutare gli effetti delle proprie azioni, bensì il successo di queste.

Tutti, infatti, tendiamo a replicare ciò che ha funzionato per superare ostacoli e risolvere problemi. La trappola insita nella nostra mente che tende a schematizzare le esperienze viene a costruirsi quando insistiamo ad applicare ciò che in passato ha avuto successo, senza tenere conto che anche il medesimo problema in circostanze diverse richiede una soluzione differente. A questo si deve aggiungere la tendenza, meno naturale ma profondamente umana, a pensare che una strategia non funzioni perché non l’abbiamo perseguita abbastanza o con la giusta convinzione. e così ci mettiamo nella condizione di chi vuole sfondare un muro a testate, finendo solo per romperci la testa.

Per questi motivi, in qualità di esseri che percepiscono, pensano e agiscono, nella gestione della realtà siamo costantemente in bilico tra sanità e insanità. Anche le nostre virtù, infatti, se portate all’eccesso si trasformano in difetti, così come (per fortuna!) certe fragilità, quando vengono accettate, diventano punti di forza. Le modalità di percepire e reagire a ciò che viviamo si trasformano in veleno in caso di sovraddosaggio, come accade con una medicina; viceversa, un veleno letale, se ben dosato, diventa una medicina portentosa. La difficoltà funambolica sta nel trovare l’equilibrio tra le inevitabili oscillazioni che il nostro essere e agire sempre più evoluto ci impone. Si pensi ad esempio come, secondo il senso comune, il fatto di essere persone molto percettive e sensibili rappresenti una grande dote; tuttavia, quando questa caratteristica viene gestita male diventa fonte di ansia, fino a sviluppare un disturbo psichico e comportamentale.

Lo stesso vale per l’intelligenza: nessuno canta le lodi degli idioti o, come venivano chiamati nel Settecento, i “poveri di spirito”; ma se l’intelligenza non p ben orientata e gestita, diviene ossessione e dubbio patologico. In altri termini, chiunque può costruirsi le psicotrappole di cui diventare prigioniero, non solo chi è scarsamente dotato, fragile o ignorante.

Al contrario, i casi più incredibili e difficili da trattare riguardano persone eccezionalmente dotate: proprio in virtù delle loro capacità superiori questi soggetti estremizzano anche i problemi.

Si potrebbe affermare che la complicazione psicopatologica è direttamente proporzionale all’intelligenza e alle capacità del soggetto che ne soffre, poiché, proprio in virtù di queste, è in grado di scavarsi una trappola ben più profonda, o di costruirsi intorno una prigione o un labirinto da cui sembra impossibile fuggire.

Le sette psicotrappole del pensare

1. L’inganno delle aspettative

La psicotrappola che si osserva più di frequente in ogni epoca della storia umana è la tendenza ad attribuire ad altri le nostre percezioni e convizioni, aspettandosi da loro esattamente le nostre azioni e reazioni. Ma se si tiene semplicemente conto del fatto che ogni singolo organismo si è evoluto attraverso esperienze differenti ed è dotato di caratteristiche biopsicologiche del tutto originali e irripetibili, questa attribuzione non ha alcun senso.

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03/09/2017