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Il “pizzo” sul corpo delle donne

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di Emanuela RISARI

Parlo per me, perché mi sono abituata ad usare qualche volta un “noi” solo dopo molto e molto confronto, scontro, amore.

Sono una di quelle che per la 194 ha combattuto davvero: nelle assemblee, in piazza, con i compagni di allora. Come molte altre.
Chiedevamo di non abortire con le pompe da bicicletta o col prezzemolo o in Inghilterra.
Chiedevamo consultori per non abortire e aborto legale e sicuro per tutte.

Alzavamo le mani nel segno della fica perché il corpo era (è) nostro e lo volevamo tutelato, se non amato.
Le alzammo anche davanti alla responsabile “delle donne” del PCI (mi pare fosse Adriana Seroni) quando nella legge passò che per le minorenni ci voleva il consenso dei genitori.
Perché io e molte altre e le più esposte eravamo minorenni. 

La legge entrò in vigore il 2 maggio 1978. Trentotto anni fa.

Nel 1981 ci fu il tentativo di farne abrogare la sostanza.
Al referendum le cittadine e i cittadini italiani risposero con l’11, 6% di ‘sì e l’88,4% di no. Trentacinque anni fa.

A oggi la situazione (come spiega benissimo Silvia Garambois in questo articolo) è questa: in Italia il 70% dei medici rifiuta di intervenire, in certe Regioni questa percentuale arriva al 90%, e in certi ospedali al 100%.

Ora il governo dei non eletti ha fatto questa bella pensata. Ha depenalizzato il reato di interruzione di gravidanza clandestina – che prevedeva pene da 2 a 5 anni di reclusione – e al suo posto ha inventato una super-multa: non più una sanzione da 51 euro, ma una multa fino a 10mila euro.

Cioè, come sintetizza ancora Silvia Garambois, il governo intende far cassa sul corpo delle donne.

I medici, però, possono essere obiettori senza sanzioni.
I farmacisti che non danno la pillola del giorno o dei tre giorni o di quando vi pare dopo non rischiano niente.
I consultori vi sfido a trovarli aperti, se non dove resiste qualche solitaria eroina.

Il governo dei non eletti concede diritti dimezzati alle coppie non eterosessuali e ancora punisce le donne che non riescono ad abortire nella strutture pubbliche: non le mette in carcere, che non sia mai potrebbe essere un costo, ma dopo che hanno pagato fior di migliaia di euro agli stessi ginecologi privati che in ospedale sono obiettori, chiede loro il pizzo.

Ora, prima che mi venga un colpo apoplettico, vi dico una cosa: io questa battaglia “di retroguardia” la farò tutta e fino in fondo.
Non con appelli e controappelli. In piazza, perché quello è il mio e forse anche il “nostro” posto.
Scrivendo e parlando, perché questo Paese si riempia di vecchie e giovani streghe rompicoglioni.
Lo devo alla me stessa di quarant’anni fa e a tutte quelle che oggi sono più giovani.

 

 

.https://esseresinistra.wordpress.com/2016/02/28/il-pizzo-sul-corpo-delle-donne/

01/03/2016