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IL TRADIMENTO DELLA CESARE POZZO AI PENSIONATI: SPARITI 10 MILIONI DI EURO

Cesare Pozzo      

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«È un tradimento», racconta Tiziano Testi, ex socio parmense della Cesare Pozzo. «C’è gente che ha dedicato la vita al mutuo soccorso, ci credeva», racconta amareggiato l’ottantenne toscano Ezio Gallori iscritto da 57 anni. «I soldi versati devono essere restituiti, era il patto», accenna sconsolato Vincenzo Ritorti, pensionato lucano. È questa la storia di un pugno di anziani che si è visto sottrarre la propria storia e i propri soldi: 10 milioni di euro; denaro sparito a soci ed ex della società di mutuo soccorso Cesare Pozzo, forse la più antica e grande mutua italiana ancora attiva.

COS’È LA CESARE POZZO

Insieme si può, era il loro motto. «Con 181.000 soci», racconta orgoglioso il presidente Armando Messineo, «ne assiste quasi 500.000», 48 milioni di patrimonio netto nel 2016, 110 dipendenti, una sede storica a Milano, 19 sedi regionali e una struttura così capillare da avere sportelli ovunque, una potenza. Ma è una strana vicenda questa dei 10 milioni sottratti da un momento all’altro a chi li ha versati. Oggi tutti anziani inermi che si sentono fregati, offesi, umiliati.

Anche se poco nota al grande pubblico, la Cesare Pozzo è ancora oggi un’autorità. Sorta nel 1877, ben 140 anni fa, tra un esercito di macchinisti e fuochisti era una di quelle associazioni cooperative nata tra i più poveri che non avevano niente, in un tempo in cui le istituzioni ti sparavano addosso con i cannoni e lo stato sociale non esisteva. Costruirono la prima sanità pubblica, dandosi una mano con piccoli risparmi. Una storia epica e gloriosa fatta di soccorsi agli invalidi, agli anziani, agli orfani, alle vedove, facendo prestiti, dando sussidi, garantendo generi di prima necessità a prezzo di costo ma anche gli attrezzi di lavoro o le scuole serali. Gente che pensava ai propri simili come a persone, non come a consumatori o a ossa da spolpare. «Aperta all’adesione dei dipendenti delle ferrovie dello Stato e familiari e, da metà degli anni ’90 (1995, ndr), a tutti i cittadini italiani e stranieri che risiedono e lavorano in Italia», recita un documento ufficiale.

 

La Cesare Pozzo oggi gestisce fondi sanitari integrativi e coperture collettive aziendali. Un universo enorme con tante iniziative di solidarietà e che ha una rivista ufficiale Il treno, e due che vi ruotano intorno, Le lotte dei Pensionati e Ancora in marcia, più associazioni come la Augusto Castrucci dedicata ad un ex presidente. Cesare Pozzo è iscritta a Legacoop, la centrale «rossa» delle cooperative italiane e propone con Unipol, un piano sanitario integrativo ai suoi lavoratori per antonomasia, i 70000 dipendenti delle Ferrovie dello Stato.

IL FUNZIONAMENTO DEL SISTEMA CESARE POZZO

Come funzionava il sistema negli anni? I soci versavano un quota minima ogni mese, prelevata direttamente dalla busta paga e in caso di necessità, malattia, danno o pensionamento sapevano di poter essere sostenuti con un piccolo assegno di solidarietà, incassato dagli eredi in caso di morte. Nel 1989 i vertici della Cesare Pozzo fanno l’«Operazione salvadanaio». Nel «salvadanaio» si versa per incassare solo una volta raggiunto il pensionamento. Il motto era: «Rinunci ad una tazzina di caffé al giorno. Assicuri a te stesso e alla tua famiglia un avvenire di tranquillità. Te lo garantisce la Cesare Pozzo». Insieme si può.

La mutua contrae quindi un debito nei confronti di chi versa che aspetta poi di incassarlo al pensionamento. Tutto denaro defiscalizzato per favorire il mutualismo e la solidarietà. L’iniziativa fa esplodere le risorse della mutua, usate anche per l’acquisto di sedi e altre attività. I soldi che i pensionati prendono alla fine sono piccole cifre, parliamo dai 900 ai 1200 euro a testa, ma moltiplicati per la moltitudine di associati, un totale enorme.

CESARE POZZO, LA SVOLTA NELLA GESTIONE DEI FONDI

A un certo punto però qualcosa cambia. Nel 1998 la mutua decide di rimborsare solo al compimento del 63° anno di età (una volta diventati pensionati solitamente poi si decide di non versare più quote e si diventa ex soci). Si va avanti così senza intoppi fino al 2015 quando la Cesare Pozzo approva una delibera che con valore retroattivo nega il sussidio a tutti gli ex soci che lo hanno maturato, 9,5 milioni di euro complessivi che restano in cassa alla mutua. Secondo la rivista ufficiale Il treno sarebbe tutta colpa della legge 221 del 2012 che stabilisce che l’attività mutualistica è limitata ai soli soci. Ma «qualsiasi modifica legislativa non può certo cancellare un debito contratto da un soggetto privato verso un altro soggetto privato», rispondono all’unisono sia Ezio Galloriche Savio Galvani di Rimini sulla rivista Le lotte dei Pensionati. Gallori aggiunge: «È una questione di principio. Ormai gira troppo denaro, prima si era tutti volontari e lo si faceva per altri scopi. Molti che protestano quei soldi li hanno anche presi ma lottano per chi non ha avuto niente. Dove è finito il mutuo aiuto?»

La Cesare Pozzo nel 2010 ha creato una nuova società, la SCE, con un colosso assicurativo francese da 4,5 milioni di iscritti, l’Harmonie Mutuelle, e naviga a vele spiegate nel mercato con l’approvazione di Legacoop. La SCE, che secondo molti soci alla fine dovrebbe assorbire la Cesare Pozzo, parla nei suoi bilanci di «vendita di prodotti», un’attività commerciale di concorrenza verso altri gruppi assicurativi italiani, avvalendosi anche dei soldi della mutualità versati dagli ex soci. Soldi sempre esentasse per favorire il solito mutualismo.

Nelle pagine dei social media le parole dedicate ai quasi 10 milioni negati diventano al vetriolo, impronunciabili, ma è lapidario il socio Elvio Roncucci: «Il potere fa sempre così, ricorreremo per via giudiziaria, non possiamo far altro, sono deluso».

«Non sono d’accordo», reagisce il presidente Messineo, «capisco il problema spinoso ma l’assemblea ha deciso all’unanimità. Dobbiamo rispettare la legge. Penso, in questo modo, a dare nuovo ossigeno alla nostra mutua e a chi vuole un cuscinetto di protezione perché lo Stato arretra su tanti fronti». Quando gli chiediamo che fine fa il mutualismo, visti anche i 10 milioni che con la sua decisione la Cesare Pozzo si è trovati in cassa di colpo, risponde: «È vivo e più forte. Se vogliono le cause legali non vedo l’ora, so di avere ragione». Insieme si può. Anziani permettendo.

 

http://www.giornalettismo.com/archives/2623497/cesare-pozzo-pensionati

23/07/2017