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La divisione uccide solo la sinistra

 

La vittoria del centrodestra, a Genova e altrove, mostra che la polemica quotidiana fra Pd e Cinquestelle, e anche fra Pd e sinistra, fa bene solo a chi ne è rimasto fuori: anzi, riesce nella missione impossibile di rivitalizzare Berlusconi. Le elezioni politiche, che a questo punto potrebbero anche tenersi nel 2018, vedono il centrodestra favorito anche per questa ragione: vincerà chi avrà meno divisioni interne e possibili spaccature nel proprio elettorato. Consideriamolo brevemente per tutte e tre le grandi aree in cui si divide il quadro politico. 

I Cinquestelle erano fuori dai ballottaggi, ma soprattutto perché si tratta di un movimento al quale la dimensione locale non conviene. Per le politiche, secondo i sondaggi, restano il partito di maggioranza relativa ma, come mostra anche il successo di Pizzarotti a Parma, hanno perso per strada la parte migliore dell’apparato, più inclinata verso sinistra, e sembrano ormai puntare solo sull’elettorato più orientato a destra. Il tutto con il solito handicap, non potersi alleare con nessuno – l’unico modo per governare, in un sistema proporzionale – senza rischiare di spaccarsi verticalmente.

Il centrodestra esce vincente proprio perché c’è molta meno distanza, per i suoi elettori, fra Berlusconi e Salvini, pure divisi su tutto, di quanta ce ne sia, per gli elettori di centrosinistra, fra il Pd renziano e la sinistra. La mia sensazione è che sinché il Pd sarà identificato con Renzi, com’è oggi, la sinistra-sinistra non solo non lo voterà mai, ma troverà improponibile persino farci alleanze. Prospettiva che, come Giuliano Pisapia ha forse capito, sarebbe l’unico modo per confinare Renzi nel suo ruolo di segretario del partito, escludendolo da quello più ingombrante di premier.

Il centrosinistra esce perdente proprio per questo, non per l’evidente debolezza di alcuni candidati. Il fatto è che neanche presentando un candidato che non ha mai avuto la tessera del Pd il partito di Renzi è riuscito a recuperare i voti persi a sinistra. Questa ovvietà aspetta conferme dai risultati in Toscana, ma è significativo che Renzi non abbia fatto campagna. A sei mesi dal referendum, deve aver definitivamente capito il suo limite di sempre: stare antipatico alla sinistra senza per questo diventare più simpatico alla destra.

Incidentalmente, tutto ciò non esclude affatto l’ipotesi che resta più probabile dopo le politiche: un’alleanza fra berlusconiani e renziani. Ma un’alleanza che potrebbe non avere i numeri per governare, e che comunque metterebbe insieme solo due debolezze.

Mauro Barberis

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27/06/2017