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La guerra civile a sinistra, un lusso che non possiamo più concederci

 

 

 

Per ricominciare a contare al blocco progressista e radicale serve un rassemblement che superi antiche divisioni, rivalità e inimicizie.

Walter Veltroni, che è uomo di sentimenti, - lo scrivo con l'affetto di sempre, senza quindi alcuna ironia - lamenta in una intervista l'abbandono del maggioritario che Matteo Renzi sta completando in accordo con gli altri due "furboni" della politica italiana, cioè Berlusconi e Grillo. Tuttavia Veltroni continua a sostenere il segretario Pd, pur demolendone quasi tutta la strategia.

INGIUSTO CONTRO I FUORIUSICITI. Veltroni però delude quando tratta i suoi ex compagni fuoriusciti dal renzismo come "scissionisti". Vecchio linguaggio, colpe assegnate a chi va via, non a chi scaccia. Non è onesto intellettualmente e so che Walter può capire l'obiezione. C'è chi ha fatto una scelta diversa dalla sua pur non essendo mai stato un fondatore nè del centro-sinistra nè dell'Ulivo o del Pd.

IL RUOLO CENTRALE DI PISAPIA. Che cosa rende interessante il ruolo che Pisapia sta svolgendo? Il ritratto politico dell'ex sindaco di Milano ci dice di lui che non ha disprezzato un rapporto con la sinistra anche estrema, collaborando con essa, che ha fatto bene il primo cittadino, che potrebbe comodamente starsene a casa, che si mette a disposizione non per "comandare", attitudine che non vedo in lui, ma per ricostruire una soggettività politica che non sia fatta da furbizie e schemi personali. Pisapia è tornato alle origini, ed è il "gran borghese" che raccoglie mondi liberali e sinistra vecchia e nuova e li rimette nel circuito politico nazionale lontano dalla pura testimonianza e da nuovi girotondi.

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Non veniamo da una storia di puri. Tutti quelli che hanno vissuto nella stagione grande, ma anche talvolta miserevole, dell'Ulivo hanno colpe

 

Non so se Pisapia sia il leader che può fronteggiare in tivù l'aggressività dei tre "furboni", so che ha le caratteristiche per poter mettere assieme molte forze nuove, molti personaggi che hanno fatto la storia del centro-sinistra e di ridare ruolo ai progressisti, soprattutto se convince alcuni suoi collaboratori o nuovi compagni di avventure che non sono utili i veti ad personam.

I PECCATI ORIGINALI DELL'ULIVO. Non veniamo da una storia di puri. Tutti quelli che hanno vissuto nella stagione grande, ma anche talvolta miserevole, dell'Ulivo hanno colpe. Né è opportuno imporre a questa nuova coalizione o soggetto le idiosincrasie del caro ingegner De Benedetti. Il ritiro generoso del partito di Repubblica dal ruolo di suggeritore potente del centro-sinistra sarebbe un suo regalo alla politica. Glielo dico con l'amicizia che mi ha mostrato negli anni passati e con quella che ancora porto per lui.

LA NECESSITÀ DI UNA RAPPRESENTANZA DI SINISTRA. Fra qualche settimana noi dovremmo avere, quindi, la vera novità politica. Dal prossimo voto ci aspettiamo che definisca la forza dei partiti principali, ma anche di capire se al Pd possa affiancarsi (dapprima in un ruolo polemico, poi si vedrà) un partito o un rassemblement che raccolga tutta la sinistra in ogni sua forma. Credo che quei pezzi di sinistra usciti dal Pd debbano rivendicare il diritto a dare rappresentanza alla loro radicalità.

Serve un radicalismo socialista in grado di dar voce alla necessità di riforme che un tempo avremmo chiamato di struttura

 

Dico di più: credo che in questo rassemblement si potrà superare l'antica divisione fra sinistre separate non si capisce su cosa. Serve un radicalismo socialista in grado di dar voce alla necessità di riforme che un tempo avremmo chiamato di struttura. Non credo che la cultura prodiana, di ascendenza liberale, potrebbe rifiutare il confronto. Non credo che chi guarda al nuovo possa chiudere le porte di fronte alle domande che sono venute da movimenti, purtroppo non nati in Italia, come Podemos e gli altri. Non credo che dovremmo scacciare gli eventuali nostri Corbyn o Sanders.

SERVE ACCANTONARE LE RIVALITÀ INTERNE. Serve un'operazione di sincerità, tuttavia. Serve che questa sinistra, rivendicando un ruolo di fondatrice, con Pisapia e altri, del nuovo soggetto, non si nasconda dietro formule. Voglio dire non basta più parlare di "centro-sinistra". Purtroppo per Prodi e Parisi il trattino è rientrato dalla finestra quando un leader di un partito a vocazione maggioritaria è passato alla concezione latino-americana del leader a vocazione maggioritaria. Si deve ricominciare senza portarsi dietro antiche rivalità o inimicizie. Il terreno è talmente incolto, le difficoltà talmente numerose che alimentare vecchie preclusioni è un lusso che nessuno può permettersi. Vale pro D'Alema ma vale anche, come consiglio, per D'Alema.

 

http://www.lettera43.it/it/articoli/politica/2017/06/02/la-guerra-civile-a-sinistra-un-lusso-che-non-possiamo-piu-concederci/211157/

03/06/2017