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La pazza idea di Fassina e della Sinistra: lo scioglimento concordato dell’euro

 

Nel suo recente intervento sul Sole 24 Ore il parlamentare ed economista Stefano Fassina critica radicalmente (e giustamente) l’euro come prodotto nocivo del mercantilismo tedesco. Poi suggerisce una serie di (improbabili) riforme dell’eurozona:  introduzione di avanzati standard sociali e ambientali, equiparazione dei poteri della Banca Centrale Europea a quelli della Federal Reserve americana, meccanismi punitivi per i saldi commerciali in surplus (per esempio della Germania), incremento degli investimenti pubblici al di fuori dei vincoli sui deficit, conferenza europea per la sostenibilità dei debiti sovrani, ecc, ecc[1].

In conclusione, dal momento che lo stesso Fassina è molto scettico sulle possibilità di euroriforma, e ritiene (come Joseph Stiglitz nel suo ultimo libro sull’euro[2]) che la Germania non accetterà alcuna riforma sostanziale della moneta unica europea, allora, alla fine, propone lo scioglimento concordato dell’eurozona.

Scrive Fassina: “In assenza di correzioni, per evitare il naufragio, il Titanic Europa deve provare a negoziare un piano B per il divorzio amichevole per tutti gli sposi senza rotture unilaterali della moneta unica”. Insomma: un divorzio amichevole, tra coniugi che rimangono amici cordiali e si spartiscono con grande correttezza i beni comuni.

In economia come in politica mai dire mai: tuttavia – al di fuori della tattica diplomatica e della retorica del discorso politico – questa soluzione appare del tutto improbabile se non incredibile. E desta stupore che venga suggerita dal maggiore esperto di economia e di finanza della Sinistra Italiana! L’eurozona non si scioglierà con un minuetto e un gentile e raffinato ballo di corte! Credo che lo scioglimento ordinato dell’euro non ci sarà. E’ assai probabile invece che, di fronte alla prossima crisi finanziaria, l’euro crolli come potrebbe franare fragorosamente un muro senza cemento. Trascinando nel crollo le economie più deboli e impreparate.

Ma che l’euro si dissolva in maniera regolata grazie a decisioni prese in pacate e serene riunioni di 19 ministri finanziari, di 19 primi ministri e capi di stato europei, appare impensabile.

L’euro è diventato lo strumento dell’egemonia tedesca sull’Europa. Grazie all’euro e alle sue politiche di riduzione dei salari interni – dovute al piano Hartz promosso dal socialista Gerhard Schröder  - la Germania è diventata la potenza egemone in Europa. Perché il governo popolar-socialdemocratico della signora Merkel e del socialista Sigmar Gabriel dovrebbe concordare lo scioglimento dell’eurozona? Per fare un favore ai “terroni europei”, cioè ai cosiddetti PIGS (i maiali del sud, Portogallo, Italia, Grecia, Spagna)? Il governo tedesco non andrà mai contro il suo interesse nazionale e nazionalistico: qualunque sarà la sua composizione dopo le elezioni del prossimo settembre, non accetterà uno scioglimento ordinato dell’eurozona.

Wolfgang Schäuble, l’ineffabile ministro delle finanze germaniche, sta progettando di trasformare l’European Stability Mechanism in una specie di Fondo Monetario Europeo che attui nei paesi in difficoltà, come appunto l’Italia, la dura politica del Berlin Consensus: taglio netto e deciso delle spese pubbliche e dei salari per pagare i debiti alle nazioni europee più forti. Privatizzazioni. Chi non si adegua verrà buttato fuori dalla moneta unica. E Fassina propone lo scioglimento ordinato dell’Eurozona? Ma quando mai?

L’euro è troppo conveniente per la Germania. E troppo nocivo per l’Italia. Grazie ai vincoli dell’euro imposti dal trattato di Maastricht sotto dettatura tedesca, l’Italia non può fare deficit di bilancio e investimenti pubblici per rilanciare la sua economia. Sta vendendo e ha venduto le sue maggiori industrie e le sue banche al capitale internazionale, francese, tedesco, anglosassone, cinese.

Grazie allo statuto della BCE deciso a Maastricht – statuto che impedisce alla stessa BCE di acquistare i titoli di stato dei Paesi in deficit -, i titoli pubblici italiani sono sempre nel mirino della speculazione, mentre i capitali fuggono verso i ben più sicuri titoli tedeschi. Così lo stato tedesco può raccogliere ingenti capitali esteri pagando interessi zero.

Grazie all’euro, l’Italia non può più svalutare e riallineare i suoi prezzi a quelli dei concorrenti. Grazie all’euro, lo stato italiano non può più ripagare i suoi debiti in valuta nazionale debole, ma li deve invece pagare in una valuta straniera (l’euro) forte. Grazie all’euro forte – rispetto alla debole lira – l’Italia deve frenare le sue esportazioni.

La Germania è il principale paese concorrente dell’Italia: perché l’industria tedesca e i politici nazionalisti tedeschi dovrebbero farci il favore di sciogliere ordinatamente l’euro rinnegando addirittura Maastricht? Piuttosto, quando l’euro cadrà, il governo tedesco cercherà di fare pagare molto caro ai concorrenti italiani il crollo della valuta unica europea; approfitterà della crisi italiana così come ha approfittato della crisi greca (che hanno in gran parte provocato e amplificato) per mettere in ginocchio il concorrente.

A suo tempo giustamente Fassina, per difendere la possibilità che l’Italia uscisse dalla camicia di forza dell’euro, ha rivendicato il fatto che anche il principale scienziato sociale italiano, il compianto Luciano Gallino, fosse per l’uscita dell’Italia dall’euro[3].

Fassina tuttavia non ha contemplato nel suo intervento sul Sole 24 Ore la possibilità di perseguire la soluzione che proprio Gallino su Micromega aveva previsto in alternativa allo scioglimento dell’euro e all’Italexit: la moneta fiscale[4].

La moneta fiscale può essere decisa in piena autonomia dal Parlamento e dal Governo italiano senza dovere chiedere il permesso a Berlino o a Bruxelles o a Francoforte. E può essere adottata senza uscire dall’euro, e quindi senza provocare una pericolosa crisi sociale e politica.

La moneta fiscale è un progetto che Gallino ha promosso nell’ultimissima parte della sua vita per uscire dalla trappola della liquidità e dalla crisi. Forse, al posto di sognare una soluzione pacifica e concordata tra i gentiluomini della finanza e della politica dei 19 diversi paesi europei, Fassina farebbe bene a prendere in maggiore considerazione il progetto avanzato da Micromega e dallo stesso Gallino nell’ebook “Per una moneta fiscale gratuita. Come uscire dall’austerità senza spaccare l’euro”.

Tra l’altro il progetto di moneta fiscale prevede di assegnare in media a ogni famiglia Titoli di Sconto Fiscale per 90 euro al mese. I lavoratori e le famiglie del ceto medio farebbero salti di gioia se finalmente – a parte la mancetta degli 80 euro del governo Renzi (che tuttavia ha fruttato al PD il 40% dei voti alle scorse elezioni europee) – qualcuno di sinistra proponesse di aumentare i redditi monetari delle famiglie falcidiati dall’austerità. E la moneta fiscale potrebbe trovare ottima accoglienza non solo in Italia ma in Europa.

Eppure la sinistra si gingilla ancora con l’ipotesi fantasiosa ed irrealizzabile dello scioglimento ordinato dell’euro. Senza considerare che, se anche la Germania ci facesse il favore di concordare con noi e con gli altri paesi una gentile disdetta dalla moneta comune, i mercati finanziari e valutari ci farebbero subito pagare comunque molto caro lo scioglimento. La speculazione si scatenerebbe subito, e anche in anticipo, di fronte alla “caduta ordinata” dell’euro: non ce la farebbe passare liscia.

Ripeto: perché Fassina, Sinistra Italiana e tutto l’arco variegato della sinistra nazionale, non valutano meglio la proposta di moneta fiscale di Micromega? Forse è l’unica possibilità concreta, realizzabile e veramente efficace per fare uscire l’Italia e il lavoro dalla crisi.

 

Enrico Grazzini

[1] Sole 24 Ore, Stefano Fassina “Necessario un piano B per il divorzio amichevole”, 20 maggio 2017

[2] Joseph Stiglitz, “L’euro. Come una moneta comune minaccia il futuro dell’Europa”, Einaudi, 2017

[3] Vedi Fassina sul Manifesto del 3 settembre 2016: “Luciano Gallino, nel suo testamento politico, è stato rimosso anche dai discepoli più intimi: «Come (e perchè) uscire dall’euro ma non dall’Unione europea».

[4] Vedi eBook edito da MicroMega: “Per una moneta fiscale gratuita. Come uscire dall’austerità senza spaccare l’euro” a cura di Biagio Bossone, Marco Cattaneo, Enrico Grazzini e Stefano Sylos Labini, con la prefazione di Luciano Gallino.

 

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27/05/2017