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Legge 194: quando un diritto è esigibile?

 

 

Si è tornati a parlare di legge 194, di interruzione volontaria di gravidanza (IVG) e di diritto alla salute della donna grazie alla sentenza definitiva del Comitato Europeo per i Diritti Sociali del Consiglio d'Europa, da poco formalizzata al nostro Paese e che trovi a questo link.

Mi è parso quasi naturale ripercorrere con la memoria la mia esperienza con i consultori, avendoci messo piede per la prima volta come ragazza inconsapevole ed essendo stata aiutata a diventare una donna matura e responsabile. Per questo oggi mi sento direttamente coinvolta da questa discussione.

Non so quante di noi abbiano fatto un'esperienza simile, ma il fatto è che mi torna in mente un cruccio che in questo periodo mi sta particolarmente a cuore:

"Un diritto è ancora tale se non è pienamente esigibile? #aborto #ivg #194 #donne" 

Cioè il diritto alla salute delle donne e al lavoro dignitoso del personale medico in servizio nelle strutture deputate a garantire l'interruzione volontaria della gravidanza e l'intera applicazione della legge 194, è ancora esigibile?

E' una domanda legittima, visto che nessuno sa esattamente cosa stia capitando, specie fuori dalle statistiche e dentro la società, che dal 1978 è cambiata e parecchio.

Secondo il Consiglio d'Europa, che accoglie un ricorso della CGIL su questo tema, la risposta è un chiaro no.

Mi astengo da valutazioni morali od etiche. Ricordo bene la ragione per cui la 194 fu approvata. Gli aborti clandestini pullulavano, la salute delle donne era a rischio ed anche la loro autonomia. Sia che decidessero di tenere un figlio indesiderato sia che si decidesse di abortire, spesso non erano le donne ad avere l'ultima parola.

Oggi è facile parlare di libertà ma negli anni del dopoguerra per le donne non è stato facile conquistarla

Ed oggi il diritto alla salute, alla maternità consapevole, all'educazione sessuale, alla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, è un diritto tutto da tutelare perché non venga meno. Anzi..

Così come il diritto a un lavoro dignitoso per i medici che non obiettano deve essere garantito.

#La mia esperienza con i consultori familiari

Sono sempre stata consapevolmente una sostenitrice delle strutture di prevenzione come i consultori. La prima volta che ci ho messo piede avevo vent'anni e sapevo poco o nulla della mia maturità sessuale, avendo ricevuto un'educazione familiare piuttosto severa e piena di tabù. Il sesso stesso era un tabù, come lo sviluppo, i cambiamenti, le relazioni. Cose di cui non si parlava. Non fraintendete, non provengo da un paesino del sud ma da una grande città industriale del nord!

Sono sicurissima che oggi sarebbe molto diverso per una giovane approcciare certi temi. Tuttavia non saprei, giovanissima non lo sono più :), forse dovete dire voi a proposito.

Perciò il consultorio era diventato un luogo in cui poter parlare, conoscere, ricevere risposte adeguate, insomma crescere. Comprendevo bene l'importanza di essere informata e consapevole nell'esercizio del mio diritto al piacere e alla sessualità e mi sono cercata gli strumenti per soddisfare queste esigenze. Mi chiedo se oggi possa essere lo stesso, con tutti i tagli alla sanità e alla prevenzione cui stiamo assistendo.

E così, grazie alla totale gratuità del servizio che i consultori, diffusi in tutta la città, offrivano, mi sono difesa da uomini troppo superficiali nelle relazioni sessuali e ignoranti, spesso inconsapevoli del loro corpo, e da molte complicazioni come ad esempio una gravidanza indesiderata.

Già allora la mia scelta di non diventare madre era piuttosto profilata. Nel consultorio avevo trovato un valido sostegno, senza alcuna spinta nè in una direzione nè in un altra.

Ero e mi sentivo libera. Libera di fare le mie scelte in sicurezza

Poi negli anni ho continuato a frequentarlo, anche quando la mia età avrebbe lasciato intendere scelte diverse. Il rapporto ormai consolidato e molto positivo con il personale medico e paramedico consentiva a tutte, non solo a una donna con una certa istruzione come me, di poter accedere alle informazioni necessarie e difendersi.

Ma devo anche dire che negli anni ho visto tutti i notevoli cambiamenti che ha subito la nostra società e con essa l'organizzazione dei consultori.

Ho ascoltato le ragioni del personale medico, preoccupato per la riduzione progressiva delle risorse, ed ho toccato con mano il cambiamento dell'utenza in quelle sedi. Da giovani ragazze accompagnate da madri piene di vergogna a ragazzine spregiudicate, da utenti e pazienti italiane a donne straniere, spaventate e sole, che in quel consultorio trovavano uno spazio riparato e sicuro, da chissà quali violenze e soprusi subite. Un'umanità fragile che ha in un servizio pubblico efficiente un valido e spesso unico sostegno.

Con adeguate risorse un personale attento e premuroso può affrontare qualunque cosa, ma senza....

Ma è cambiato anche il livello di servizio. Negli anni ho visto i presidi medici anticoncezionali passare da gratuiti a pagamento, con costi mensili notevoli per una donna qualunque, figuriamoci una giovane senza lavoro o un'immigrata. Ho visto infermiere e dottori esercitare in condizioni di disagio e con turni spesso troppo lunghi, ho visto donne con bambini passare da quelle stanze per un sostegno, anche minimo, alla loro difficile maternità. Ma non ho conosciuto un aborto clandestino. E ho visto ridursi le malattie veneree e le gravidanze indesiderate e donne prendere coscienza di sé.

Vuol dire che la legge 194, per quanto perfettibile, ha funzionato. Anche con me. Mi ha permesso di crescere una donna consapevole e di decidere della mia vita liberamente.

Si dice che in questi ultimi decenni il numero degli aborti sia diminuito e che per questo si possa rivedere il numero delle sedi e delle risorse disponibili per questo tipo di interventi.

Come se il livello di diffusione del servizi non fosse di per sé la ragione del contenimento di questi interventi ed episodi, che né i bambini, nè la salute e nemmeno l'informazione nascono sotto i cavoli.

Bisogna continuare a garantire i presidi e trasformare, rafforzare il servizio.

La popolazione femminile che oggi utilizza queste strutture è composta di donne con caratteristiche molto diverse dal passato. Sono donne che provengono da paesi extraeuropei, con culture, abitudini e prassi completamente diverse. Con accessi ai presidi per la salute molto minori rispetto alle altre, per ovvie ragioni. Chissà quante hanno subito violenze, nemmeno quelle sono diminuite, purtroppo.

Ecco cosa intendo per diritto negato.

Se i centri di aiuto alla vita entrano negli ospedali per tentare di far cambiare idea a donne che hanno scelto di interrompere una gravidanza, se le risorse per i consultori sono ridotte, se i presidi medici sono costosi e spesso inaccessibili, se i medici sono costretti a dedicare intere giornate all'IVG perché sia garantito il diritto all'obiezione di coscienza mentre viene violato il diritto a un lavoro dignitoso, fatto di una pluralità di interventi per non ridurre le competenze e la professionalità, se tutto questo accade allora forse abbiamo ancora bisogno di una legge che non faccia nessun passo indietro, anzi.

Metto le mani avanti perché non vorrei che le dichiarazioni della Ministra alla Salute portassero oltre il ragionamento sulla 194.

#Bisogna fare obiezione all'incoscienza

Quella che a volte ci coglie senza che ce ne accorgiamo e che ci fa essere distanti da ciò che ci accade intorno. Quella che una mattina ti svegli e il diritto che avevi conquistato non c'è più.

"Quell'#obiezione all'incoscienza di vivere in una società che ancora non è fatta per #donne #194 #ivg" 

Obiezione all'incoscienza di chi pensa che sottrarre risorse al diritto alla salute e alla prevenzione, non solo delle donne, significa mettere a rischio un'intera società.

Un'incoscienza da cui dobbiamo assolutamente svegliarci.

Non credete care Volpi?


Qualche dato in più per capire

Nel 2014 un terzo delle IVG è eseguito per donne straniere, pari al 34% del totale. Per le donne italiane dal 1996 ad oggi il numero delle IVG si è dimezzato.

La fascia di età maggiormente interessata è quella tra i 20-40 anni e si va parificando la condizione delle donne coniugate o nubili, anche se l'attuale condizione delle coppie inganna (coppie conviventi non sposate in cui la donna risulta nubile)

Il 43% delle donne che ricorrono a IVG ha come titolo di studio la licenza media inferiore. Questo dato cambia al variare della condizione della donna tra cittadina italiana e straniera. In poche parole, l'IVG si riduce al crescere del titolo di studio, mentre il 40% che ha interrotto la sua gravidanza come da legge 194 è occupata, il 24% è casalinga e il 10% studentessa

Nel 2012 gli aborti clandestini in italia erano dai 12.000 ai 15.000 casi. Nei primi anni 80 erano 100.000.

In Italia la percentuale di minorenni che accedono all'IVG è "solo" del 4 per mille, inferiore alla media europea.

Il tempo di attesa medio per l'IVG è di circa due settimane e nell'87% dei casi avviene in un luogo pubblico e in day hospital

Nel 2012, il 69% dei ginecologi era obiettore di coscienza, mentre lo era il 45% degli anestesisti.

Le strutture con ricovero in Italia che effettuano IVG sono in media il 64% di quelle esistenti.

Questi e altri dati di dettaglio li trovate nella Relazione del Ministero della Salute sullo stato di attuazione della L 194/1978, relativo all'anno 2012. Che andrebbe letta con un certo spirito critico.

Questo articolo è stato pubblicato qui
13/05/2016