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Legge sulle armi: giovani adepti dell'indecenza mascherata da sicurezza

 

Il sonno della ragione politica genera mostri.

L’overdose di cinismo diffusa dalla Seconda Repubblica e dai suoi cattivi maestri (non pochi di estrazione “Prima”) ha ottenuto il brillante risultato di allevare una generazione di professionisti della politica totalmente privi dei minimi rudimenti tecnici di tale disciplina, quanto assolutamente sprovvisti di memoria storica.  Però ferratissimi sui trucchi e i marchingegni utili allo scopo di ottenere consensi, vellicando i peggiori istinti di un popolo smarrito e incattivito.

Cosa altro dire davanti allo spettacolo offerto da Matteo Renzi – formalmente leader riconfermato di un partito del centro-sinistra programmaticamente “democratico” – il quale calpesta allegramente un principio di base della civiltà democratica, quale “il monopolio statale della violenza legittima”, per intercettare i facili consensi di una parte forcaiola del Paese, presunta maggioritaria.

Davvero singolare l’attitudine mimetica del giovanotto: dopo aver lungamente scimmiottato Tony Blair e la sua Terza Via, con almeno vent’anni di ritardo, oggi cerca l’aggancio con il celodurismo d’oltre oceano, introdotto da Donald Trump e ispirato al pensiero politologico spara-spara che da John Wayne, passando per Charlyon Heston (noto militante della National Rifle Association), arriva fino al Dirty Callagan di Clint Eastwood.

Puro scemenzaio, tra l’altro. Di cui abbiamo raccolto per anni le perle demenziali a giustificazione della politica delle armi facili made in USA. Come la sentenza, a latere dell’ennesimo massacro compiuto dal solito psicopatico armato in una scuola degli States, secondo la quale allievi e professori si sarebbero salvati se anche loro fossero stati in possesso di armi da fuoco; per rispondere all’attacco.

Qui stiamo arrivando, dopo anni di psicosi da insicurezza propagandata dagli impresari della paura, che descrivono il nostro Paese – non il Bronx – come una landa da selvaggio West. Per poi incassare i dividendi, in termini di voti, da parte di pavlovizzati da questi messaggi sconvolgenti. Per cui la sicurezza non si assicura attraverso la prevenzione e la tutela dell’ordine pubblico dando maggiori risorse a forze investigative e di polizia, oggi sottopagate e prive di strumenti per fare il loro lavoro. Democraticamente, civilmente. No, sulla falsariga hollywoodiana, si vuole allestire un esercito di sovraeccitati fai-da-te. Del resto neppure addestrati all’uso degli strumenti di morte, pericolosi prima di tutto per chi li maneggia da inesperto. Gente a rischio di spararsi in un piede o esplodere colpi alle ombre.

Ma a Renzi la coerenza e i valori civili non interessano: meglio seguire su questo sentiero assolutamente scivoloso altri professional che della paura e della psicosi sono stati antemarcia. Come il leghista Matteo Salvini o il Cinquestelle Luigi di Majo. Accelerando sul fronte elezioni politiche-Armageddon.

Una concorrenza davvero indecente, che dimostra a quale livello di bassezza la sedicente politica italiana sia arrivata.

Ed è un sentiero che rischia di essere senza ritorno, visto che la caccia al voto per il voto è ormai pratica generalizzata. Come ci renderemo conto al risveglio dall’incubo indotto dalla propaganda infame, che ci farà scoprire di essere diventati un Paese spaccato in bande contrapposte e tra loro in-comunicanti. Quale lo sta diventando l’intero Occidente. Dopo che il ridisegno della società da parte della finanza di rapina ha schiuso il vaso di pandora da cui erompono destabilizzazioni di antichi equilibri e i demagoghi che ci lucrano sopra.

Pierfranco Pellizzetti

 

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09/05/2017