Home » Attualità » Lo scoppiettante congedo di Luigi Negri, arcivescovo reazionario

Lo scoppiettante congedo di Luigi Negri, arcivescovo reazionario

      

 

   
 
di Alessandro Somma

Da alcuni mesi Luigi Negri, arcivescovo di Ferrara e Comacchio, è più attivo che mai: lo si ritrova in ogni circostanza e luogo, più loquace che mai, impegnato a dire la sua sulla qualunque cosa. E si capisce: è finalmente emerito, il suo successore prenderà formalmente possesso dell’arcidiocesi tra un paio di settimane, e lui non vuole perdere occasioni per spargere qua e là frammenti del suo testamento morale.

Diciamoci la verità: non ce ne sarebbe bisogno, dal momento che il vivace prelato ha abbondantemente distribuito perle di saggezza ai suoi fedeli e alla cittadinanza tutta. Perle talmente preziose da aver abbondantemente varcato i confini della sua arcidiocesi. Tutti ricordano il suo modo colorito di descrivere il suo credo, ricavato da una fedele riproduzione dei precetti contemplati dal cattolicesimo reazionario, e soprattutto la sua incapacità di concepire alternative.

Si spiegano così molti episodi che hanno caratterizzato la sobria esistenza di Negri, fin dal sostegno a Berlusconi all’epoca del primo processo Ruby: il diavolo non puzza, se diventa un alleato dell’acqua santa nella difesa a parole dei mitici valori non negoziabili. Per non dire delle invettive contro l’omosessualità o la sedicente ideologia transgender, sobriamente definite come eversive dell’antropologia umana, o contro l’invasione islamica, a cui si dedicano parole che fanno impallidire Salvini. E che dire del modo scelto per manifestare la sua insofferenza per Bergoglio, ritenuto poco in linea con la tradizione: gli ha augurato di fare la fine di Papa Luciani, ovvero di passare quanto prima a miglior vita [1].

Tutto questo basta e avanza, ma non potevano mancare nuovi fuochi d’artificio, dedicati a quanto sembra costituire l’ossessione prima dell’arcivescovo: la tutela del mondo giovanile, ritenuto in preda a mali inguaribili, come la libertà e la tolleranza, segni evidenti della presenza inquietante di Satana. L’occasione è stata offerta dalla terribile strage di Manchester, appena rivendicata dall’Isis, usata come pretesto per comporre una macabra lettera aperta ai giovani morti nell’attentato[2]. Ovviamente Negri non li conosceva di persona, ma ciò non gli ha impedito di formulare giudizi tanto definitivi quanto crudeli sulla loro breve esistenza: hanno vissuto “senza ragioni” perché nessuno ha dato loro “ragioni adeguate per vivere, come chiedeva il grande Bernanos”.

Georges Bernanos è stato uno scrittore francese, morto poco dopo la conclusione del secondo conflitto mondiale, noto per le sue idee da cattolico reazionario e nazionalista, che aderì ad Action française: un movimento vicino ai fascismi sudeuropei, antisemita e violento. Occorre ricavare da qui le ragioni di vita che mancavano ai giovani massacrati dall’Isis, i valori aderendo ai quali si sarebbero magari risparmiata una fine così ingloriosa? E gli adulti, accusati da Negri di alimentare una “bolsa retorica laicista”, sono colpevoli perché hanno trasmesso valori quali la libertà e la tolleranza, perché alla violenza nazionalista preferiscono la democrazia? O perché parlano di laicità, che non è certo un valore debole, come testimoniano le battaglie cruente nel cui nome si è ancora costretti a fare? Insomma, il terrorismo esiste per colpa della modernità, e può essere sconfitto solo tornando all’anti-illuminismo di una chiesa reazionaria, islamofoba e omofoba?

Anche senza le sue ultime esternazioni, i motivi per festeggiare l’uscita di scena dell’arcivescovo di Ferrara finalmente emerito erano numerosi. Certo, è un’uscita di scena significativa, che segna il definitivo arretramento del potere ciellino dalla Regione “rossa” per antonomasia: probabilmente il livore è dovuto a questi sviluppi. Negli anni passati quel potere aveva esteso i suoi tentacoli, oltre che su Ferrara, anche su Bologna e Reggio Emilia. Carlo Caffarra ha però lasciato il capoluogo di Regione a favore di Matteo Maria Zuppi, descritto come un prete di strada, mentre a Ferrara è arrivato Carlo Perego, considerato il prete dei migranti. Resiste a Reggio Emilia Massimo Camisasca, ma oramai è solo.

C’è però da chiedersi se sia davvero finita. Negri ha preannunciato che non lascerà Ferrara: resterà per coltivare il “legame sponsale che lega un pastore al suo popolo anche quando rinuncia all’esercizio attivo del ministero”, e soprattutto per fornire “fraterno sostegno al nuovo pastore”. Più che una manifestazione di disinteressata disponibilità, suona come una minaccia neppure tanto velata, o quantomeno come il preannuncio di nuove ingerenze nel tentativo di impedire un cambio di rotta dell’arcidiocesi di Ferrara. Ne sentiremo e vedremo ancora delle belle, dunque: ai fuochi di artificio manca ancora il botto finale.

NOTE

[1] Cfr. A. Somma, Il Monsignore, la Madonna e il postribolo (28 novembre 2015), http://temi.repubblica.it/micromega-online/il-monsignore-la-madonna-e-il-postribolo.

[2] L. Negri, Poveri figli della società che non riconosce il Male (23 maggio 2017),
 
27/05/2017