Le lunghe file che nel primo giorno hanno fatto registrare il sold out per un totale di 1 812 confezioni vendute pari ad una quantità di poco superiori ai 9 chili spingono affinché vengano abilitati nell’immediato almeno altri venti punti vendita. Nel frattempo restano valide le altre due alternative rese legali dalla legge: l’autocoltivazione e la creazione di club. Nel primo caso il massimo di piante consentito è di sei a persona per una produzione di 480 grammi annui. I club, invece, hanno un numero di iscritti compreso tra i quindici e i quarantacinque con un massimo di novantanove piante coltivate in comune. Gli utili ottenuti dallo Stato uruguaiano con il commercio della marijuana saranno destinati alla riabilitazione dei tossicodipendenti mentre una parte della produzione sarà utilizzata per realizzare farmaci destinati ai malati di cancro. 

Resta in atto il divieto di vendita agli stranieri che non consentirà la trasformazione della piccola nazione sudamericana in un’Olanda in salsa latino-americana.

Le file davanti le farmacie nel primo giorno di vendita della marijuana documentate dalla tv uruguaiana 

Completamente diverso appare lo scenario colombiano dove il presidente e premio Nobel per la Pace Juan Manuel Santos conta, attraverso un piano compreso dagli accordi di Pace siglati con le Farc, di ridurre di centomila ettari entro la fine dell’anno i campi coltivati di coca. Dopo aver lanciato a fine gennaio un piano di sostituzione delle coltivazioni illecite, al quale hanno aderito già 75 000 famiglie, Santos conta di procedere allo sradicamento forzato di 50 000 degli attuali 146 000 ettari di coltivazioni illecite. Per chi ha già sottoscritto il piano di riconversione delle colture l’incentivo consiste in un milione di pesos colombiani, pari a circa 320 euro (350 dollari) al mese a cui si sommano un finanziamento pari a nove milioni di pesos colombiani (2.900 euro o 3.100 dollari) per progetti produttivi a breve termine come la piscicoltura e l’avicoltura e altri 3.800.000 pesos (1200 euro o 1400 dollari) in assistenza tecnica.

 

Guerra narcos Colombia

Il servizio del TG5 sulla lotta ai Narcos colombiani attuato dalla Polizia e dal governo di Bogotà

Negli scorsi mesi in Bolivia si è, invece, assistito al panorama opposto con l’ampliamento della superficie di terreno coltivato a coca dai precedenti dodicimila agli attuali ventiduemila ettari. La misura sostenuta dal presidente Evo Morales, storico leader indigeno dei cocaleros boliviani, intensifica il rapporto tra la pianta e il suo uso tradizionale attraverso la masticazione delle foglie contro il mal d’altura e le proprietà terapeutiche e medicinali. L’estensione riguarda le due storiche regioni di produzione portando a 14 300 ettari la quota permessa nello Yungas e 7 700 nel Chapare.

Le differente politiche tra i governi progressisti e quelli neoliberisti stanno rendendo ancora una volta le nazioni dell’America Latina esperimenti da esportare o bloccare sul nascere a seconda dei risultati che frutteranno come già avvenuto con le lotte in campo economico tra i sostenitori del libero mercato e delle privatizzazioni e gli artefici delle nazionalizzazioni e dei programmi sociali di redistribuzione della ricchezza

Fonte: L’intellettuale dissidente