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Pedofili impuniti, quei bambini senza giustizia per un vuoto legislativo

Pedofili impuniti, quei bambini senza giustizia per un vuoto legislativo 

 

 

A causa di un passaggio sfuggito al nostro legislatore, se un ragazzino tra i 10 e i 14 anni subisce un abuso il responsabile non può essere perseguito. Così l’ha fatta franca l’americano che adescava gli adolescenti vicino alla stazione Termini, come raccontato dalla nostra inchiesta. Gli appelli per porre rimedio all’errore

di Floriana Bulfon

 


 
Lui, “l’inglese”, come lo chiamavano i bambini che comprava, percorreva da giorni poche strade in cerca di minorenni stranieri. Avanti e indietro, instancabile e insaziabile, sentendosi libero di agire. Una sera d’inverno è salito al quinto piano della casa vacanze nel cuore di Roma, a due passi dalla stazione Termini.

Dietro di lui un ragazzino con le scarpe rotte e una felpa di due taglie più grandi. Quella sera era solo una delle tante della sua vacanza dell’orrore e invece - come ha raccontato “l’Espresso” nell’inchiesta “Noi, i ragazzi dello zoo di Roma” - grazie alla segnalazione di Abdul, sedicenne egiziano costretto a vivere nei cunicoli sottoterra e a prostituirsi per mangiare, gli agenti del commissariato Viminale sono entrati nell’appartamento e hanno messo fine agli abusi.

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«Sono americano, tra pochi giorni ritorno nel mio Paese», s’è affrettato a dire. E ha improvvisato la sua difesa: «Qual è il problema? Era d’accordo. Ha diciott’anni». Il ragazzino, 13 anni appena, s’è fatto coraggio e, con il cappellino da baseball calato sugli occhi, ha rivelato l’indicibile. Le telecamere, piazzate dentro la casa vacanze, hanno documentato il resto: i soldi buttati sul letto di una camera spoglia, l’eccitazione provocata guardando filmini hard da un tablet, la violenza consumata. Clic. Le manette strette ai polsi.
«Sono ancora un bambino, ho paura». Abdul è arrivato dall'Egitto su un barcone, da solo. Vive in un metro quadrato fatto di un cartone, una coperta marrone e due sacchetti di plastica blu. Come lui Fathi, Ibrahim e gli altri. Venti, trenta ragazzini che dormono per strada, rubano, si prostituiscono accanto alla stazione Termini di Roma. Invisibili nel cuore della Capitale. Grazie al racconto di Abdul, la Polizia di Stato ha potuto identificare l'"inglese", un uomo che offriva soldi ai minori stranieri non accompagnati in cambio di prestazioni sessuali.«Perché faccio così?», si chiede Abdul. «Perché ho fame. Che devo fare? Devo morire?».Un progetto di Floriana Bulfon e Cristina Mastrandrea per Unicef ItaliaRegia, riprese e montaggio: Toni Trupia e Mario Poeta
   
   
   
   

Lui, l’ingegnere americano della Boeing in pensione, non ha parlato più, s’è avvalso della facoltà di non rispondere ed è stato portato in carcere. La fine dell’incubo. Ma è stata solo un’illusione. L’orco di Termini non ha commesso alcun reato. Non è successo nulla di penalmente rilevante, tanto che è tornato libero, senza nemmeno la necessità di un processo e della difesa di un legale. Libero di muoversi indisturbato. Il motivo? Un vuoto normativo. Per un passaggio sfuggito al nostro legislatore potrà continuare ad abusare di altri bambini e non sarà possibile punirlo.

«Purtroppo nonostante la flagranza, la testimonianza del bambino e i filmati ripresi dalle telecamere, il reato non è perseguibile perché manca la querela di parte», spiega Maria Monteleone, procuratore aggiunto di Roma. Un tragico paradosso: «Se il minore ha meno di dieci anni la legge non richiede la querela essendo il reato punito di ufficio. Se il minore ha più di quattordici anni il codice qualifica il reato come prostituzione minorile e, anche in questo caso, si procede d’ufficio, ma nella fascia d’età dai dieci ai quattordici anni, purtroppo, non possiamo procedere in mancanza di querela di parte».

E così nel caso del tredicenne non basta la sua testimonianza che racconta il rapporto sessuale consumato con l’adulto, a nulla servono persino le immagini delle telecamere. I magistrati non possono procedere. «Peraltro la stessa legge non consente al minore di sporgere la querela ed allora la perseguibilità dell’autore degli atti sessuali è rimessa alla decisione degli adulti che hanno la responsabilità genitoriale, spesso neppure identificati tempestivamente», sottolinea la Monteleone.

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Insomma il minorenne non può direttamente sporgere la querela ma nemmeno veder protetta la sua infanzia. Serve che lo faccia un genitore che però non sempre, per paura o addirittura per interesse, denuncia e allora i giudici non possono procedere. Se poi, come nel caso dei ragazzini stranieri non accompagnati, arrivati in Italia da soli dopo essere scampati a guerre e fame, il genitore non c’è «occorre un curatore speciale che deve essere nominato dal giudice su richiesta del pubblico ministero con una procedura tutt’altro che di immediata attuazione», spiega la Monteleone, «i tempi non consentono l’arresto in flagranza dell’autore del delitto di prostituzione».

Tempi biblici che non permettono la tutela dei ragazzini tra i dieci e i quattordici anni e intanto «il fenomeno dei reati che vedono come vittime privilegiate i bambini ha subito un’impennata. È un segno del degrado», nota il procuratore aggiunto di Roma che ha seguito anche l’inchiesta dell’agente immobiliare e pierre romano, arrestato lo scorso febbraio. Claudio Nucci, 56 anni e un profilo Facebook dove esibire selfie fra vip e la teca di Padre Pio, ha adescato e ricattato i ragazzini della borghesia di Roma Nord in cambio di una felpa alla moda, un biglietto per un evento sportivo e la promessa di un invito ad una festa. Un degrado che va ben oltre la ricchezza e che porta a comprare con facilità non solo i minori che vivono per strada e hanno fame.

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Nel caso di Nucci, da poco condannato a quindici anni e 30 mila euro di multa, le denunce dei genitori sono arrivate, ma non servivano perché le vittime avevano più di quattordici anni. All’ingegnere americano invece la legge italiana ha concesso di farla franca. «Negli anni c’è stato un susseguirsi di disposizioni normative e, paradossalmente, è meno tutelato il minorenne tra i dieci ed i quattordici anni rispetto a quello che ha superato questa età per il quale si può procedere di ufficio. È evidente che si tratta di una “svista” del legislatore alla quale è auspicabile che si ponga rimedio in tempi brevi», prosegue amareggiata la Monteleone.

Una “svista” dai risvolti tragici davanti alla quale Paolo Rozera, direttore generale di Unicef Italia che ha appena avviato, grazie all’intervento di Franco Gabrielli, allora prefetto di Roma oggi nuovo capo della Polizia, un tavolo congiunto per una reale tutela dei minori stranieri non accompagnati, esprime «stupore e sgomento. Non ci fermeremo finché non verrà fatta chiarezza. Si individui il problema e si realizzino le modifiche perché non succeda mai più. Qualcosa non funziona nel sistema italiano. Il nostro impegno comune deve essere rivolto a fare in modo che tolleranza zero non sia solo uno slogan, e che chi viola dei minorenni non possa più rimanere impunito».

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Un reato quello della pedofilia che presenta un alto tasso di recidiva ma di difficile individuazione. Le forze dell’ordine non possono infatti fermare un adulto solo perché si accompagna con un bambino e nemmeno se lo vedono entrare in una casa. In questo caso non è servita neppure la flagranza. A nulla vale l’interesse superiore della protezione del bambino. Il reato non è perseguibile. E l’ingegnere di Chicago potrà tornare a muoversi attorno alla stazione di Roma. Non era la sua prima volta. Lo scorso ottobre aveva già alloggiato sempre nella stessa zona dedicandosi a tempo pieno al suo unico, ossessivo passatempo.

Una meta conosciuta quella di Termini, tanto da attirare i pendolari della pedofilia pronti a prendere un treno anche dal Nord Italia per raggiungere le pensioni attorno allo scalo ferroviario dove spesso si chiude un occhio sul controllo dei documenti. Insospettabili commercianti e operai, finanzieri, preti e persino magistrati a caccia di facili prede. Bambini come Abdul, Fathi e gli altri.

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Minorenni arrivati da soli dall’Egitto a bordo di un barcone, costretti fino a poco tempo fa a dormire ammassati tra l’immondizia e i ratti nel centro di Roma. Bambini rom che tutte le mattine, accompagnati dagli stessi genitori, sono obbligati a prostituirsi per poche decine di euro. Invisibili dietro agli sbarramenti e ai cordoni per le misure di sicurezza, confusi tra viaggiatori distratti e pellegrini frettolosi. Bambini davanti al cui coraggio di denunciare le violenze e all’omertà degli adulti persino la legge rimane indifferente.

Eppure loro, invisibili e indifesi, dimostrano la propria forza e si ribellano ai silenzi di chi dovrebbe tutelarli. È successo al Parco Verde di Caivano, cintura di Napoli. Cinquemila anime intossicate dalla terra dei fuochi, tra palazzoni tirati su in fretta per i terremotati del 1980 e viali scuri buoni solo per spacciare. All’isolato 3 una mattina di giugno di due anni fa Fortuna è volata giù dal terrazzo. Era salita al piano di sopra per andare a giocare ed è ricomparsa schiantata sull’asfalto del cortile. Aveva sei anni. Uccisa, secondo la ricostruzione dei magistrati, “perché si è rifiutata di subire l’ennesimo abuso”.

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A soli sei anni Fortuna ha detto no alla violenza ed è stata punita con la morte. Ad ammazzarla e abusare di lei sarebbe stato Raimondo Caputo, il compagno della madre della sua amichetta del cuore. Caputo che violentava anche i figli di quella donna che sapeva e copriva. La stessa donna, madre del piccolo Antonio, che un anno prima era volato giù come Fortuna dal balcone di quel palazzo. Un palazzo in cui gli adulti restavano in silenzio, nascondendo, depistando, coprendosi a vicenda. Ad alzare la testa sono stati i bambini.

Sono loro che hanno aiutato gli investigatori a dare una svolta all’indagine descrivendo l’orrore su un foglio da disegno. Bambini soli che da soli hanno detto basta a chi voleva continuare a calpestare la loro dignità.  
 
21/05/2016