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Populismo | Che sta succedendo? La rivolta contro le èlite

   

 

Girando per trasmissioni televisive, mi trovo spesso ad ascoltare i commenti lividi di giornalisti e politici contro il M5s o il Fn o Podemos o l’Ukip.

 

 Quello che accomuna la stragrande maggioranza di questi commenti è un’ atteggiamento di odio e di totale incomprensione del fenomeno. Si capisce che politici, giornalisti e commentatori vari pensano che l’unico problema è come liberarsi di quella che loro immaginano essere una molesta perturbazione momentanea.

Nessun tentativo di capire le cause del fenomeno, di analizzarne le componenti ed esaminarne le ragioni e, dunque, comprenderne il carattere non transitorio. Niente: tutto è risolto con l’etichetta di populista che non si capisce bene cosa voglia dire, se non che tutto dipende dal fatto che gli elettori più spoliticizzati e ignoranti (che però andavano benissimo quando votavano Spd, Dc, Forza Italia, Conservative Party o Labour Party) si stanno agitando perché non capiscono la giusta linea delle èlite al comando e, per il resto, “adda passa a nuttata”.

E non capiscono che questa rivolta è la misura del loro fallimento. Gli Usa hanno dissipato risorse enormi in guerre sbagliate che hanno trasformato il Medio Oriente in un braciere, ed anche (non solo, anche) per questo sono entrati nella crisi più grave dal 1929 in poi, che sta macellando il ceto medio e, salvo momentanei miglioramenti, non è affatto risolta. E il risultato è Trump.

 

L’Europa non ha avuto alcuna soggettività nelle crisi internazionali da tempo immemore, ha subito il diktat neo liberista ed è entrata di slancio nella stessa crisi che ha distrutto il welfare e spezzato le gambe ai ceti medi e popolari. E il risultato è questa rivolta.

Quello che colpisce nel momento attuale è questa totale sordità dei decisori ai segni dei tempi, loro pensano in termini esattamente rovesciati: pensano che ci si debba preoccupare di chi può tirare giù il sistema, ma non prendono in considerazione il cosa lo sta mandando a fondo. Loro pensano che tutto sta venendo giù perché arrivano i “populisti” e non capiscono che i populisti arrivano perché sta venendo giù tutto.

Il punto è che lorsignori (e non parliamo solo dei politici, ma anche dei manager, dei magistrati, dei giornalisti, degli accademici e di tutti quelli che, in un modo o nell’altro, partecipano al processo decisionale) non riescono a capire di non essere più credibili e che questa rivolta è il frutto delle loro bestialità. E con capiscono questo perché, se lo facessero, dovrebbero togliersi di torno, lasciare il passo a nuovi decisori e, soprattutto, dovrebbero accettare la fine di quel sistema politico, sociale ed economico che gli ha dispensato, onori, potere, denaro e privilegi. Non capiscono, perché non possono capire, che è arrivato il momento di un cambio di èlite, e fanno leva sulla (peraltro indiscutibile) impreparazione dei gruppi dirigenti della rivolta “populista”, sperando di risultare ancora credibili come quelli “che sanno” e possono decidere meglio degli altri.

Ma questo è un argomento che funziona sino ad un certo punto, quando, invece, la situazione è molto compromessa, il malessere diffuso e per troppe volte ci si è comportati da potere irresponsabile, questo non funziona più e la gente è disposta a credere a chiunque prometta di liberarla da questa genia infame ed avida di governanti. L’errore maggiore dei ceti dirigenti è quello di pensare in termini di “ondata momentanea, di malessere provvisorio, senza capire che questo è solo lo starnuto che preannuncia la polmonite.

Come quando, dopo molte ondate corte e nervose, stia per giungere più calma ma inesorabile l’onda lunga e profonda che fa rovesciare la barca.

Aldo Giannuli

Questo articolo è stato pubblicato qui
17/07/2017